L’overtourism mette a rischio delfini e balene

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 4 minuti

I cetacei, in particolare delfini e balene, sono le principali vittime dell’overtourism, un turismo di massa – spesso cafone e maleducato – che punta al divertimento senza tenere conto del benessere di ambiente e animali.

Balena
Photo by 1790462 – Pixabay

Trascorrere le vacanze in barca è, da sempre, un must della bella stagione. E mentre ci si trova a bordo, non è raro incrociare delfini e balene che, inevitabilmente, catturano l’attenzione. In un attimo è un tripudio di video e selfie, accompagnati da urla di felicità e stupore, dal Salento alla Sardegna. Ma se tutto questo rende felici gli umani, si può dire lo stesso per i cetacei?

Cetacei e inquinamento acustico

Il caos generato dai turisti non fa altro che stordire balene e delfini, al punto da costringerli spesso a cambiare le loro rotte. In passato, si sono verificate anche vere e proprie collisioni che hanno provocato la morte degli stessi cetacei.

Insomma, questi poveri animali sono vittime di “harassment”, cioè di molestie, da parte dei turisti che non rispettano in alcun modo i confini. Da qui nasce la campagna “Cetacei Fai Attenzione” promossa dal Thesys Research Institute in collaborazione con Fai, Guardia Costiera e Ministero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica che indica le regole da seguire quando si avvistano i cetacei in mare.

Bisogna tenere a mente che il sovraffollamento turistico tipico della stagione estiva provoca disturbo sia spaziale, sia temporale sui cetacei, che si va a sommare all’aumento dell’inquinamento da plastiche e liquami e all’intensificazione del traffico di imbarcazioni, navi e traghetti. Per i cetacei è un vero e proprio incubo e gli effetti possono essere diversi: si passa da quelli a breve termine, come il cambiamento di rotte e l’aumento dei tempi di apnea, a quelli a lungo termine, come l’allontanamento da zone-chiave che consentono loro di nutrirsi e riprodursi.

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Inoltre, l’inquinamento acustico può interferire nella comunicazione tra cetacei e lo stress generato può influire sui livelli ormonali di cortisolo, aumentando il rischio di malattie e, in alcuni casi, di morte.

Cosa (non) fare se si avvistano balene e delfini

Se la prima cosa da non fare quando si incrociano cetacei è urlare, schiamazzare e scattare foto, la seconda è di non dar loro da mangiare. Molti turisti, infatti, usano il cibo come escamotage per far avvicinare balene e delfini in modo da girare un video da pubblicare sui social. Niente di più sbagliato: alla lunga, infatti, questi atteggiamenti riducono la capacità dei cetacei di cacciare in autonomia, portandoli alla denutrizione.

Altre regole da tenere a mente prevedono di non approcciare mai un cetaceo frontalmente, ma solo posteriormente o lateralmente, di non accostarsi in modo troppo ravvicinato e di evitare cambi di velocità o di direzione improvvisi (a meno che non ci sia un’emergenza).

E anche quando è possibile avere un contatto ravvicinato con i cetacei nella cosiddetta “zona di approccio” è sconsigliata la presenza di più imbarcazioni, a differenza di quanto avviene solitamente. La distanza di sicurezza è di 100 metri per le balene e di 50 per i delfini e se i cetacei mostrano segni di disagio bisogna interrompere immediatamente qualsiasi tipo di contatto.

Delfini
Photo by joakant – Pixabay

L’inquinamento acustico è un problema serio, tanto che 1 europeo su 5 ne viene colpito ogni giorno, ed è molto importante preservare perlomeno gli animali, in questo caso quelli marini che, purtroppo, hanno già a che fare con un mare estremamente caldo e drasticamente inquinato.

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