L’inquinamento acustico colpisce 1 europeo su 5
Oltre il 50% degli abitanti dei centri urbani dei Paesi Ue è esposto a un livello di inquinamento acustico talmente alto da essere rischioso per la salute. I dati, poco promettenti, dell’Agenzia Europea dell’Ambiente.

L’inquinamento acustico parte dal traffico stradale
Il traffico stradale è tra i peggiori incubi di tutti coloro che vivono nella grandi metropoli europee, ma non solo: è anche la prima causa di inquinamento acustico e atmosferico, con conseguenze anche piuttosto gravi sulla salute delle persone.
A confermarlo è il nuovo rapporto EEA “Noise in Europe – 2020” che illustra perfettamente tutti i rischi nei quali si incorre se si è esposti in modo prolungato ai rumori. Considerando che il livello di rumore è destinato a crescere nei prossimi 10 anni, sia nelle zone urbane che in quelle rurali, appare chiaro che le conseguenze sulla salute non possano far altro che aggravarsi.
Insieme al traffico stradale, concorrono all’aumento dell’inquinamento acustico anche treni e aerei: secondo il rapporto, ben 22 milioni di persone sarebbero attualmente esposti a livelli di rumore ferroviario elevatissimi, mentre altri 4 milioni subiscono eccessivi concentrazioni di rumore aereo senza avere alcuna via di fuga.
Inquinamento acustico e prospettive future
Il rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente evidenzia anche quali siano le prospettive future in merito agli effetti dell’inquinamento acustico sulla salute umana. Per prevenire danni o disturbi di qualsiasi natura, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia di non superare valori medi di 55 dBA, cioè decibel ponderati, durante il giorno e di 45 dBA nel corso della notte.
Peccato che, stando a quanto riportato dall’EEA, più del 50% dei cittadini europei è costantemente esposto a soglie pari o superiori a 55 dBA.
Cosa comporta tutto questo? Secondo i dati attuali, l’inquinamento acustico causa ogni anno circa 12mila morti premature e contribuisce a circa 48mila nuovi casi di cardiopatia ischemica. Non solo, perché 22 milioni di persone soffrirebbero di “fastidio cronico” e 6,5 milioni di disturbi cronici del sonno.
Ma non finisce qui, perché l’inquinamento acustico non colpisce sono gli esseri umani, ma anche gli animali: il rumore può, infatti, influire sulla loro attività riproduttiva e causarne la morte, dato che molti di loro devono lasciare il proprio habitat naturale alla ricerca di zone più tranquille.
Come contrastare l’inquinamento acustico?
Alcuni Paesi hanno già adottato delle misure mirate alla riduzione e alla gestione dell’inquinamento acustico; tuttavia, i benefici non sono ancora valutabili. Il rapporto EEA include in queste azioni virtuose la ripavimentazione delle vecchie strade con asfalti più lisci, una gestione migliore dei flussi di traffico e l’abbassamento dei militi di velocità a 30 km/h.

In più, in alcune città sarebbero in corso opere di sensibilizzazione verso i cittadini in merito all’uso di mezzi di trasporto meno rumorosi, come la bicicletta e i monopattini elettrici, e la realizzazione di nuove aree tranquille come parchi e spazi verdi.
In ogni caso, per ottenere miglioramenti tangibili ed efficaci è fondamentale migliorare la comunicazione e raccogliere quanto più dati possibili; solo successivamente sarà possibile studiare e mettere in pratica nuove soluzioni per quanto riguarda sia il trasporto urbano, sia la gestione del traffico in generale, soprattutto nelle grandi aree metropolitane.