L’’Onu lancia l’allarme: nuovi picchi di calore in vista

Autore:
Domenico Papaccio
  • Giornalista
Tempo di lettura: 3 minuti

L’Onu ha reso noto il documento del Met, l’organizzazione metereologica mondiale. Se il 2024 permane l’anno più caldo di sempre, in futuro le cose non andranno meglio. Alte probabilità per il prossimo lustro di nuovi record torridi, con ripercussione dall’ambiente e dal clima su tutti i fronti, dalla salute all’economia.

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Climatic change, questione internazionale

Che il 2024 sia stato l’anno del caldo record, registrando con Copernicus come i 12 mesi abbiano mostrato una colonnina di mercurio esorbitante. E le ripercussioni sulla natura non sono mancate come lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento con relativo surriscaldamento delle temperature di mari e oceani.

Ad oggi però la morsa del climatic change non si è placata ma prosegue  indefessa con allarmanti e nuove preoccupazioni all’orizzonte come già dichiarato il WWF per quel che riguarda il Polmone verde del Nuovo Mondo, l’Amazzonia. Un allarme che coinvolge numerosi ecosistemi, trainando settori ed ambiti altri come economia, salute e lavoro. Un dato che trova nuovo sostegno dal documento presentato presso le Nazioni Unite dal Met, l’organizzazione metereologica internazionale maggiormente interessata al monitoraggio delle temperature.

Onu, nuovo allarme climatico

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Una nuova allerta climatica ed ambientale è stata presentata presso il palazzo di vetro dell’Onu, con un testo ricco di pericolosità ed emergenze sul fronte dei cambiamenti climatici. Secondo il rapporto annuale su clima&ambiente redatto dal Met Office UK, facendo riferimento alle previsioni di dieci centri metereologici ed edito dall’Omm Organizzazione metereologica mondiale, si prevede che la Terra manterrà i livelli di riscaldamento storici anche dopo il biennio 2023-2024, i due anni più caldi mai registrati.

Dunque si prevede un 2025 terribile che darà il via ad un quinquennio torrido, in cui la temperatura globale avrà un’impennata di 1,5 °C. Tra quest’anno e il 2029 si ha ormai la certezza pari al 70% di un aumento delle temperature, con ricadute a tutti i livelli a partire da quello degli ecosistemi soprattutto i più fragili.

Una tragedia inarrestabile!

Il testo ci mostra un quadro davvero apocalittico per quel che riguarda l’impatto sugli ecosistemi. Infatti notiamo dal documento Omm come l’avanzata del climatic change stia seguendo un ritmo altamente accelerato in alcune aree come l’Artico. Rispetto al resto del pianeta Terra vediamo stime sconcertanti sul fronte delle previsioni. Si evince che per i prossimi cinque anni nella zona artica il riscaldamento globale  sarà oltre 3,5 volte più elevato di quello presente a livello globale, raggiungendo i 2,4 °C in più rispetto al periodo 1991-2020.

Un intervento che va in piena controtendenza con quanto stabilito nelle ultime tornate del Parlamento Ue che sta pensando di stratificare il taglio delle emissioni dei gas serra oltre al limite degli previsti per il 2030, dilazionando la manovra con la ratifica di una precisa legislazione ecologica.

Eppure permangono criticità evidenti legate al fenomeno del climatic change. Tra le ultime quella che riguarda proprio la desertificazione, che dopo aver intaccato la fertilità del suolo terrestre è passata a contaminare anche il suolo marino e la sua naturalezza blu.

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