L’Oceano Indiano perde salinità: le conseguenze sono terribili

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Erika Fameli
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L’Oceano Indiano perde salinità e gli esperti lanciano l’allarme: si tratta di una condizione che si ripercuote pesantemente sia sulla biodiversità che sulla circolazione delle correnti oceaniche. Ecco cosa sta succedendo e quali sono le cause della desalinizzazione dell’Oceano Indiano.

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In 60 anni l’Oceano Indiano ha perso il 30% della sua salinità. Si tratta di un dato allarmante, che ha fatto rizzare le antenne di esperti e studiosi in tutto il mondo, e che può avere conseguenze serissime sia sulla biodiversità che sulla circolazione delle correnti oceaniche. Ad sviscerare il problema è uno studio su Nature Climate Change, che per decenni ha monitorato la salinità dell’Oceano e ha osservato come quella che inizialmente sembrava un’oscillazione naturale, oggi si identifica come un fenomeno strutturale e preoccupante.

La causa che gli esperti indicano come scatenante della perdita di salinità riguarda, ovviamente, il cambiamento climatico, che negli oceani anticipa sempre ciò che poi avverrà in superficie. Ecco come stanno realmente le cose, e quali sono le terribili conseguenze che la perdita di sale marino può comportare sia per gli animali che abitano l’oceano che per le correnti e, a cascata, per l’uomo.

L’Oceano Indiano perde salinità

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Lo studio che recentemente è stato pubblicato su Nature Climate Change segnala che in alcune zone al largo della costa sud-occidentale dell’Australia, l’Oceano Indiano sta diventando sempre meno salato. Negli ultimi 60 anni, infatti, la salinità superficiale è diminuita del 30%, e questo non è un evento isolato, ma un segnale chiaro di qualcosa che sta diventando strutturale. Quali sono le cause che hanno portato ad una desalinizzazione simile? Secondo gli autori, sono da incolpare:

  • l’aumento delle piogge tropicali;
  • l’aumento di acqua dolce che i fiumi asiatici riversano in mare;
  • lo scioglimento dei ghiacciai himalayani;
  • l’effetto dei monsoni, che regolano il clima su una grande area del Pianeta.

Come spiega uno degli autori:

Stiamo assistendo ad un cambiamento nel modo in cui l’acqua dolce si muove attraverso l’oceano. Sta accadendo in una regione che svolge un ruolo chiave nella circolazione oceanica globale.

Conseguenze e rischi

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Questo è il più rapido aumento di acqua dolce dell’emisfero australe mai osservato, ed equivale ad aggiungere ogni anno il 60% dell’acqua del Lago Tahoe. Uno degli autori spiega che:

Per dare un’idea delle dimensioni il volume di acqua dolce che fluisce in quest’area sarebbe sufficiente a fornire acqua potabile all’intera popolazione degli Stati Uniti per oltre 380 anni.

Si tratta, quindi, di una quantità enorme, che sta finendo nel posto sbagliato. Quando l’acqua del mare perde la sua salinità, infatti, le conseguenze sono serissime e mettono in pericolo la sopravvivenza delle tantissime forme di vita che lo abitano. I pesci che vivono nell’Oceano, infatti, non riescono a sopravvivere con una percentuale bassa di sale, e molte specie potrebbero scomparire o migrare altrove, portando squilibri e scompensi in altre aree del mondo, dove risulterebbero aliene. Sarebbe una situazione analoga a quella che ha portato numerose nuove specie nel Mediterraneo, ma su scala oceanica.

Inoltre, il cambiamento della salinità ha ripercussioni anche sulle correnti, il che può provocare instabilità marina e cambiamenti profondi sotto numerosi aspetti, dall’innalzamento dei mari alle mareggiate. Insomma, la situazione non è affatto da prendere alla leggera, ed è necessario intervenire immediatamente per mitigare gli effetti del cambiamento climatico sull’ambiente.

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