Le spugne marine che spiegano il riscaldamento globale: una scoperta rivoluzionaria

L’analisi delle spugne marine che si trovano sotto la superficie del Mar dei Caraibi ha permesso agli studiosi di mettere in discussione le stime finora utilizzate per descrivere il riscaldamento globale. 

fondale marino
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Uno studio pubblicato sull’importante rivista scientifica Nature Climate Change sta aprendo molti dibattiti e “rischia” di rivoluzionare le teorie finora utilizzate per spiegare l’origine dell’aumento della temperatura globale.

Mentre la comunità scientifica si è divisa, tra esperti che reputano le recenti affermazioni discutibili in quanto provenienti dallo studio di un’unica specie che vive in una specifica parte del Pianeta, gli studiosi autori della ricerca difendono le affermazioni condivise, dimostrandone la veridicità.

L’impatto umano sul clima è iniziato prima di quanto si pensi

Spugne, fondale marino
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La comunità scientifica sta mettendo in discussione le tempistiche e l’entità dell’impatto umano sul riscaldamento globale dopo l’attenta analisi di organismi marini dalle capacità straordinarie.

Si tratta di un’antica specie di spugna marina che è stata trovata sotto la superficie del Mar dei Caraibi, un essere vivente in grado di registrare i cambiamenti della temperatura dell’oceano.

Secoli di “dati” raccolti dagli organismi caraibici grazie all’assorbimento e successivo incorporamento di elementi chimici presenti nell’acqua, che si conservano nello scheletro duro delle spugne che, dunque, permettono di osservare le variazioni di temperatura di centinaia di anni.

Dall’analisi effettuata dal gruppo di scienziati guidati dal professore Malcolm McCulloch dell’Università dell’Australia Occidentale, la quale ha permesso di studiare – viene specificato nella ricerca – “300 anni di registrazioni della temperatura degli strati misti oceanici conservati negli scheletri di carbonato di sclerospugna” risulta che l’aumento della temperatura globale abbia avuto inizio prima di quanto detto finora e che sia più alto delle stime correnti.

Nello specifico, lo studio specifica:

[…] Dimostriamo che il riscaldamento dell’era industriale iniziò a metà degli anni ’60 dell’Ottocento, più di 80 anni prima rispetto alle registrazioni strumentali della temperatura della superficie del mare.

Ne risulta che dall’inizio della Rivoluzione Industriale il Pianeta abbia subito un aumento di temperatura maggiore di quanto riportato dalle stime utilizzate dalle Nazioni Unite.

Per l’esattezza il riscaldamento sarebbe già di 1,7°C; quindi, nello specifico, mezzo grado in più di quanto riportano dalle già citate stime, date per “vere” finora.

La comunità scientifica si divide

arabidopsis thaliana inquinamento
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Viste le affermazioni rivoluzionare contenute nella recente ricerca, le reazioni della comunità scientifica sono state severe. Il The Guardian ha riportato alcune critiche di imminenti studiosi, quali per esempio il professor Michael Mann, climatologo dell’Università della Pennsylvania, il quale ha detto:

Sono estremamente scettico sull’idea che possiamo annullare il record strumentale della temperatura superficiale globale basato sulle paleo-spugne di una regione. Per me non supera nemmeno il test dell’olfatto.

Oppure la dottoressa Friederike Otto, scienziata del clima presso il Grantham Institute dell’Imperial College di Londra che critica lo studio in quanto:

Non ci dice nulla sul fatto che abbiamo superato il limite di temperatura di 1,5°C stabilito nell’accordo di Parigi. […] Quel limite è stato stabilito come soglia di un riscaldamento inaccettabilmente pericoloso e descrive l’aumento della temperatura rispetto alla fine del 19° secolo. Quindi, se questo studio ha effettivamente identificato un riscaldamento avvenuto prima della metà del 1800, ciò non significa che il pianeta sia più vicino a superare il limite di 1,5°C come ampiamente inteso.

Comunque, gli studiosi autori della ricerca continuano a sostenere quanto scoperto e, ha ripetuto Malcolm McCulloch:

Seguendo un principio di precauzione, i nostri risultati mostrano che il riscaldamento globale è più avanzato di quanto pensassimo e quindi è un campanello d’allarme che dobbiamo procedere con la riduzione della CO2. Sperimenteremo impatti più gravi derivanti dal riscaldamento globale prima di quanto avevamo previsto.

Per quanto vi siano ora discussioni, tali studi e scoperte dovrebbero avere l’influenza e l’ascolto che meritano, specialmente quando chiariscono che possano esserci “impatti più gravi” di quanto previsto, vista la situazione di pericolo in cui – e ormai è risaputo e dimostrato – il Pianeta si trova immerso.

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