Le specie aliene si diffondono 20 volte più velocemente!

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Le specie aliene sono più rapide nella loro diffusione rispetto alle specie native: ecco cosa rivelano i risultati di un nuovo studio.

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Photo by Annette Shaff – Shutterstock

Formiche di fuoco, rana-toro, granchio blu: le cosiddette “specie aliene” che invadono il nostro territorio e minacciano le specie autoctone sembrano adattarsi e diffondersi molto più rapidamente di quest’ultime. Lo rivela un articolo pubblicato su Annual Reviews of Ecology, Evolution and Systematics.

A quanto ci dice lo studio condotto dalla University of Massachusetts Amherst (“Observed and Potential Range Shifts of Native and Nonnative Species with Climate Change“), il cambiamento climatico spinge piante e animali terrestri a spostarsi in media di almeno 3,25 chilometri ogni anno. Per quanto riguarda le specie marine, invece, si tratta di uno spostamento di 2,75 chilometri.

È emerso, inoltre, che le specie native non sono in grado di raggiungere lo stesso tasso di spostamento. E un’ulteriore cattiva notizia è rappresentata dal fatto che le specie invasive, per contro, si spostano circa 20 volte più velocemente di quelle autoctone. Infatti, se le specie native si spostano a una velocità di 1,74 chilometri l’anno, le specie aliene riescono a raggiungere addirittura i 35 chilometri. E ciò senza neppure l’aiuto dell’uomo.

Le analisi svolte dal team di ricercatori dell’University of Massachusetts Amherst

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Photo by nokkaew – Shutterstock

Per effettuare lo studio, i ricercatori hanno preso in esame vari ecosistemi e unità tassonomiche tra cui piante (sia monocotiledoni che dicotiledoni), mammiferi, uccelli, insetti, crostacei e pesci.

Tra le varie categorie esaminate, gli studiosi hanno rilevato che mammiferi, uccelli e gasteropodi (quali lumache, chiocciole e altri molluschi) abbiano il tasso di spostamento meno preoccupante. Infatti, il numero si avvicina di molto al valore desiderato, ovvero in media circa 3,25 chilometri per anno.

Per quanto riguarda le piante, gli insetti e alcuni tipi di pesci, invece, è tutta un’altra storia. Si parla, in questo caso, di un tasso insufficiente per la sopravvivenza. E la minaccia più grande è la competizione posta dalle specie invasive che continuano a infestare e minacciare gli ecosistemi già molto delicati.

Cosa possiamo fare per salvare le specie native?

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Photo by Mark F Lotterhand – Shutterstock

Bethany Bradley, docente di conservazione ambientale presso la University of Massachusetts Amherst, co-ricercatrice e co-autrice dello studio, dice:

Essenzialmente non c’è speranza che le specie native possano stare al passo con il cambiamento climatico senza l’aiuto umano. È molto chiaro che gli esseri umani sono bravissimi a spostare le specie, e questo è uno dei maggiori vantaggi delle specie non autoctone.

Secondo le parole di Bethany Bradley, quindi, è chiaro come sia da considerare un aiuto antropico e un implemento della “migrazione assistita“, ovvero la pratica di assistere deliberatamente le specie autoctone nello spostamento verso luoghi più adatti. È una pratica necessaria alla sopravvivenza delle piante e degli animali autoctoni, conclude la studiosa.

Rana-toro, formiche di fuoco e granchio blu: foto e immagini