Le pale eoliche potrebbero diventare davvero riciclabili: la svolta arriva dallo zucchero

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Erika Fameli
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Costruire pale eoliche riciclabili è una sfida da vincere per le fonti di energia rinnovabile, e grazie ad una resina vegetale ricavata dallo zucchero, la soluzione è sempre più vicina. Ecco come funziona e quali vantaggi porta al settore, in cui le pale eoliche dismesse rappresentano ancora un problema.

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Eolico
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In Europa sono pochissimi gli impianti in grado di riciclare davvero una pala eolica, e i rifiuti si affollano. Dal 1° gennaio però, WindEurope, l’associazione che riunisce gli operatori del settore, ha preso un impegno che intende portare anche a Bruxelles: destinare le pale eoliche dismesse a luoghi diversi, ma non alle discariche. La soluzione, però, potrebbe stare nella produzione a monte: creare una pala eolica amica dell’ambiente eliminerebbe la questione del suo smaltimento.

Questo è l’assunto che ha portato un laboratorio americano a progettare una pala green che utilizza una resina vegetale ricavata dagli zuccheri.

La pressione del repowering

Pale, Eoliche
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L’Europa dispone di 290 gigawatt di capacità eolica installata, e circa 80 arriveranno alla fine della vita operativa teorica entro il 2030. Il problema dello smaltimento non riguarda la massa della turbina, poichè il 90% di essa è già riciclabile grazie alle filiere consolidate di acciaio, cemento e rame, quanto piuttosto il restante 10%: le pale. Queste sono fatte di:

  • materiali compositi,
  • fibre di vetro o carbonio,
  • una resina che fa da collante.

La resina tradizionalmente utilizzata una volta indurita non si scioglie più, e non si può rifondere. Questo rende praticabili due sole strade per lo smaltimento delle pale: la discarica o la triturazione meccanica. In vista del repowering (il rimpiazzo delle vecchie turbine con macchine più potenti), questo è un problema da risolvere, poichè arriverà a breve una quantità massiccia di pale dismesse da gestire. Secondo WindEurope i Paesi che sono più vicini a questo turnover sono Italia, Francia e Portogallo, i quali inizieranno a smantellare indicativamente verso il 2030.

Pale eoliche riciclabili

Pale, Eoliche
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Il National renewable energy laboratory, il centro del Dipartimento dell’Energia USA con sede in Colorado, ha messo a punto una resina vegetale chiamata Pecan. Fino ad oggi le resine usate nell’eolico sono state ottenute facendo reagire una base epossidica e un indurente a base di ammine. La resina Pecan, invece, utilizza un’anidride al posto dell’indurente amminico: il materiale che si ottiene è un poliestere, i cui legami si possono spezzare in condizioni blande, senza forni ad alta temperatura o sostanze aggressive, e tutti i componenti sono ricavabili da fonti vegetali come il glucosio o il glicerolo di scarto della filiera del biodiesel.

Questa resina rimane compatibile con gli impianti esistenti. Si tratta di una scoperta sensazionale, che dimostra anche la resistenza sul lungo periodo, requisiti essenziale per una pala che deve reggere 20 anni di lavoro: la resina Pecan resiste meglio delle resine tradizionali di circa il 10%. Infine, permette il riciclo totale della pala attraverso l’immersione in metanolo insieme al carbonato di potassio, che innesca la rottura dei legami e permette alla resina di scomporsi nei suoi mattoni di partenza. In questo modo si recupera l’indurente e si rimette in circolo con componenti freschi, le fibre di vetro escono pulite e indistinguibili da quelle vergini e il recupero potenziale supera l’85% in peso. Anche i prezzi sono migliori della resina standard: 2,28 $/kg contro i 2,83$/kg della resina commerciale, con una media del 34% di emissioni di gas serra in meno. Tirando le somme, quindi, questa resina non risolverà i problemi legati allo smaltimento delle pale costruite in passato, ma eliminerebbe totalmente il problema per il futuro.

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