Le gazze marine del Tirreno sono piene di microplastiche!

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Sono state trovate microplastiche nell’organismo del 66% di gazze marine morte nel Tirreno nella stagione invernale 2022-2023.

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Photo by Nigel J. Harris – Shutterstock

Durante la stagione invernale 2022-2023, sono state trovate almeno 750 esemplari di gazza marina morti lungo il Tirreno centrale. Così, la Stazione Zoologica Anton Dohrn, in collaborazione con il Dipartimento di Veterinaria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e  l’Istituto portoghese MARE – Centro di Scienze Marine e Ambientali, ha condotto uno studio per esaminare le carcasse. Lo studio, pubblicato sulla rivista Marine Pollution Bulletin, ha dimostrato la presenza di microplastiche, tra frammenti e fibre, nel 66% dei casi.

Questa notizia è molto preoccupante se si pensa al fatto che questi uccelli marini si nutrono quasi esclusivamente di pesce pelagico. Ciò ci fa comprendere il livello di inquinamento da plastica presente nel Tirreno.

Lo studio ci rivela che la plastica era presente soprattutto nello stomaco, nel muscolo pettorale e persino nel fegato. Inoltre, il 38% del materiale raccolto dagli esemplari era al di sopra dei 5 millimetri, mentre il restante 62% rientrava nella vera e propria categoria delle microplastiche.

La più grande minaccia del Mediterraneo: le microplastiche

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Photo by Davdeka – Shutterstock

I dati rinvenuti dallo studio sono particolarmente spaventosi in relazione a questa particolare specie di volatile marino. La gazza marina, originaria dei Mari del Nord, non subisce lo stesso impatto nelle zone d’origine. Infatti, secondo studi analoghi, su 500 carcasse rinvenute fra le coste di Inghilterra e Scozia, la percentuale di interazione tra microplastiche e gazze marine è vertiginosamente più bassa (0-1%). Allo stesso tempo, tra Irlanda e Norvegia, l’impatto è praticamente nullo. Ciò dovrebbe farci capire in che condizioni si trovi il Mediterraneo, per contro.

Certamente, questa della concentrazione di materiali inquinanti nel Mediterraneo non è una novità. Ma fa comunque paura, considerando che la presenza di marine litter nel nostro mare è circa quattro volte superiore a quella dell’Oceano Pacifico settentrionale. Questo danneggia fortemente la biodiversità marina, che ingerisce le microplastiche presenti in mare.

Le microplastiche ci circondano

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Photo by Dirk Wahn – Shutterstock

La piaga delle microplastiche non è solamente presente nei nostri mari. Infatti, come spiega Carola Muranoecotossicologa del Dipartimento di Ecologia Marina Integrata della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e del Centro Nazionale per la Biodiversità (NBFC),

sono state prodotte prove evidenti che questi contaminanti emergenti si trovano ovunque, a partire dai posti che crediamo più remoti, come i due poli, fino ad arrivare al nostro piatto. Non solo, è ormai noto che le micro e nanoplastiche causano degli impatti negativi negli organismi marini e anche nell’uomo, collegati principalmente a condizioni di disturbo dell’omeostasi cellulare e a stress ossidativo provocando così fenomeni a cascata che possono determinare disturbi riproduttivi, immunologici e comportamentali. Il nostro studio rappresenta un piccolo tassello di un mosaico a vastissima scala a cui la comunità scientifica sta lavorando per la determinazione della magnitudo di questa contaminazione al fine di proteggere la biodiversità marina.

Il problema delle microplastiche è che una volta ingerite, non vengono espulse. Esse, come ci spiega la ricercatrice Raffaella Casotti, vengono ritrovate in altri organi e tessuti, restando all’interno dell’organismo e, ça va sans dire, provocano gravi danni. Per questo il problema della marine litterè una questione particolarmente urgente da risolvere.

Gazza marina: foto e immagini