Allarme della IUCN: migliaia di pesci d’acqua dolce a rischio estinzione
In occasione della COP 28 la IUCN ha lanciato l’allarme estinzione per diverse specie di pesci d’acqua dolce, prese di mira dagli effetti dei cambiamenti climatici e non solo.

Riscaldamento globale, inquinamento e pesca selvaggia, stanno mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza di migliaia di specie di pesci d’acqua dolce. I numeri sono stati resi noti dallo IUCN nel corso dell’ultima COP 28 di Dubai.
Allarme della IUCN: migliaia di pesci d’acqua dolce a rischio estinzione

Su un totale di 14.898 specie di pesci d’acqua dolce ben 3.086 rischiano seriamente di scomparire. L’allarme arriva direttamente dall’IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, che ha presentato i propri dati durante la COP 28 di Dubai. L’organizzazione non governativa, con sede in Svizzera, ormai da diverso tempo è responsabile dell’aggiornamento continuo della Lista Rossa delle specie in via d’estinzione, minacciate soprattutto dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Effetti che rischiano di stravolgere in maniera irreversibile habitat ed ecosistemi, distruggendo le biodiversità animali e vegetali preziose per la salute del Pianeta.
Il futuro dei pesci di acqua dolce è seriamente messo in pericolo a causa della diminuzione dei livelli d’acqua, dal mutare delle stagioni, dall’avanzare dell’acqua salata nei fiumi, ma anche, genericamente, dall’inquinamento e dalla pesca selvaggia, effettuata senza regole e controlli.
Per tutti questi motivi, ad esempio, la popolazione complessiva del salmone atlantico, una specie che vive anche in acqua salata, è diminuita del 23% ed già scomparsa da parecchi fiumi del Regno Unito. Ma il lungo elenco elaborato dall’IUCN comprende diverse specie a rischio, sparse un po’ dappertutto, come il ladro dai denti grandi del lago Turkana in Kenya e il pesce gatto gigante del Mekong, nel sud-est asiatico.
“I pesci d’acqua dolce costituiscono più della metà delle specie di pesci conosciute nel mondo: un numero enorme dato che gli ecosistemi d’acqua dolce rappresentano solo l’1 per cento dell’habitat acquatico. Queste specie diverse sono essenziali per l’ecosistema e vitali per la sua resilienza. Questo è fondamentale per miliardi di persone che dipendono dagli ecosistemi d’acqua dolce e per milioni di persone che dipendono dalla pesca”.
ha affermato Kathy Hughes, co-presidente del gruppo specialistico per la sopravvivenza delle specie di pesci d’acqua dolce della IUCN.
Buone notizie per alcune specie animali

Per contrastare questo andamento estremamente pericoloso risulta fondamentale agire in maniera preventiva, assicurandosi che gli ecosistemi d’acqua dolce siano ben gestiti, rimangano liberi e con un’adeguata quantità d’acqua. Soltanto così sarà possibile arrestare il declino delle specie.
A rischiare seriamente la propria sopravvivenza al di fuori dell’acqua dolce sono invece le tartarughe verdi del Pacifico centrale e dell’est, minacciate dall’aumento delle temperature globali, ma anche dalla dalla pesca industriale e artigianale.
Tra le specie vegetali situazione critica per il mogano a foglia larga, meglio conosciuto come mogano dell’Honduras, uno degli alberi da legno più ricercati al mondo. In questo caso il fattore di rischio è rappresentato dagli effetti devastanti del disboscamento globale.
Dall’ultima valutazione della IUCN arrivano comunque anche delle buone notizie. Per alcune specie animali lo status di rischio è infatti cambiato in positivo. Si tratta dell’orice dalle corna a sciabola, passato da “estinto allo stato selvatico” a categoria “in pericolo”, e dell’antilope saiga, un ungulato che abita in Kazakistan, Mongolia, Russia e Uzbekistan, che invece è passata da “in pericolo critico” a “quasi minacciata”.