Riduzione emissioni di gas serra: l’Italia deve accelerare
Secondo l’ultimo Rapporto della Commissione Europea l’Italia procede troppo lentamente per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas serra.

L’Italia resta ancorata ai combustibili fossili. E’ questo il quadro che emerge dall’ultimo rapporto della Commissione Europea sullo Stato dell’Unione dell’energia 2023, intrecciato con i dati contenuti nell’analisi offerta dall’Agenzia europea dell’ambiente sulle emissioni di gas serra. I numeri parlano chiaro evidenziando quanto l’UE proceda a un passo diverso rispetto al nostro Paese.
Combustibili fossili: il monito dell’IEA

Per rispettare l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C, bisognerà invertire la rotta in maniera tempestiva. Al momento, infatti, secondo quanto evidenziato nel World Energy Outlook 2023 dell’Agenzia internazionale dell’Energia (IEA), la domanda di combustibili fossili è destinata a rimanere troppo alta e a impedire il rispetto degli Accordi di Parigi.
Un punto di svolta, sempre secondo il report dell’IEA, dovrebbe esserci nel 2025 quando entreranno in funzione i nuovi progetti di gas naturale liquefatto (Gnl), che potrebbero aggiungere oltre 250 miliardi di metri cubi all’anno di nuova capacità entro il 2030, equivalenti a circa il 45% dell’attuale offerta globale di Gnl. Tutto ciò dovrebbe creare un aumento di offerta in grado di ridurre la base di clienti che dipendono dal gas russo. La Cina dovrebbe invece raggiungere il picco della domanda totale di energia intorno alla metà di questo decennio, Dopodiché la continua crescita dinamica dell’energia pulita farà diminuire la domanda di combustibili fossili e le emissioni del paese asiatico.
L’Agenzia ha quindi sottolineato l’importanza di impegnarsi in maniera ancora più determinata verso la transizione energetica:
I governi, le aziende e gli investitori devono sostenere la transizione verso l’energia pulita anziché ostacolarla. I vantaggi offerti sono immensi, tra cui nuove opportunità industriali e posti di lavoro, sicurezza energetica, aria più pulita, accesso universale all’energia e un clima più sicuro per tutti
ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’IEA.
Il lento incedere verso la decarbonizzazione è un argomento che purtroppo coinvolge direttamente anche l”Italia. Secondo il nuovo Rapporto della Commissione Europea sullo Stato dell’Unione dell’energia 2023, insieme all’analisi offerta dall’Agenzia europea dell’ambiente in merito all’andamento delle emissioni di gas serra, il conflitto in Ucraina ha velocizzato la transizione energetica del Vecchio continente, anche se non ancora al passo necessario per raggiungere gli obiettivi stabiliti in ottica futura.
Riduzione emissioni di gas serra: Italia troppo lenta

In particolare, le emissioni nette di gas serra dell’Ue sono diminuite di circa il 3% durante il 2022, il triplo del traguardo raggiunto dall’Italia (-1%), dove i livelli risultano ancora più alti (+2%) rispetto al periodo pre-pandemico. Inoltre, prendendo in esame un arco di tempo ancora più ampio, si scopre che il nostro Paese dal 1990 al 2022 ha ridotto del 25% le emissioni dannose, mentre, nello stesso periodo di riferimento, l’UE ha raggiunto quota pari al -32%.
Sulla base delle informazioni disponibili i progressi compiuti dagli Stati membri verso l’obiettivo della neutralità climatica dell’Ue appaiono insufficienti per Polonia, Irlanda, Lettonia, Malta e Croazia e, in misura minore, anche per Austria, Estonia, Repubblica ceca, Cipro, Italia e Romania. La mancanza di progressi significativi negli anni più recenti non è coerente con lo sforzo richiesto nei prossimi decenni per raggiungere gli obiettivi climatici sia a medio che a lungo termine, si legge all’interno del Rapporto.
Emerge quindi la necessità di una inversione di tendenza generale per riuscire a rispettare i termini contenuti nell’Accordo di Parigi. Allo stato attuale, comunque, l’Unione Europea ha già raggiunto degli obiettivi importanti.
E’ stata infatti diminuita del 18% la domanda di gas rispetto ai cinque anni precedenti (con un risparmio di 53 mld mc), riducendo di circa due terzi quello in arrivo dalla Russia, passato dai 155 mld mc del 2021 ai 40-45 del 2023. In crescita anche i numeri che riguardano le energie rinnovabili. Nel 2022, infatti, sono stati installati 41 GW di nuovo fotovoltaico (+60% rispetto ai 26 GW del 2021) e si è registrato un incremento del 45% per le installazioni di nuovo eolico.
Nello stesso tempo è stata approvata la nuova direttiva Red III, che prevede l’obbligo di arrivare al 2030 con almeno il 42,5% dei consumi energetici totali coperti da fonti rinnovabili. Kadri Simson, commissario per l’Energia, ha sottolineato come il raggiungimento di questo obiettivo richiederà comunque
una crescita molto più rapida nei prossimi anni
considerando che l’aumento medio annuo dal 2010 è equivalente allo 0,67%.