Inverno 2024: addio neve e gelate!
Il cambiamento climatico modifica anche l’inverno, spazzando via neve e gelate tipiche della stagione. In Italia è Torino in cima alla classifica delle città con il maggior numero di giorni sopra i 0°C.
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Da oltre 10 anni, il cambiamento climatico ha reso gli inverni sempre meno rigidi e, contemporaneamente, ha aumentato il numero delle notti tropicali, cioè con temperature al di sopra dei 20°C. Questi sono solo due dei dati (allarmanti) emersi da due recenti ricerche che mettono, ancora una volta, in allerta sulla gravi conseguenze del cambiamento climatico in atto.
Dagli Usa all’Italia la situazione non cambia
Le due ricerche provengono una da Climate Central, un’organizzazione non governativa statunitense, e l’altra dall’Università Cattolica; Angelo Finco, insieme a Giacomo Gerosa, presso l’ateneo bresciano hanno studiato proprio gli effetti del cambiamento climatico nel corso degli ultimi 10 inverni (dal 2014 al 2023) di 123 Paesi e 901 città sparse per il mondo.
I Paesi più colpiti sono senza dubbio la Danimarca e gli Stati baltici, ma anche l’Italia è coinvolta: Torino, infatti, è la terza città al mondo con il numero maggiore di giorni al di sopra degli 0°C, che ammontano a 30 su 64 totali. Una condizione peggiore si trova solo a Fuji, in Giappone, e a Kujand, in Tajikistan. Per quanto riguarda l’Italia, altre città preoccupanti sono Verona, Brescia e Milano con, rispettivamente, -29, -26 e -22 giorni di temperature sotto gli 0°C.
Il commento a caldo di Gerosa è abbastanza eloquente
Con l’innalzamento delle temperature la copertura nevosa si riduce; le superfici bianche riflettono i raggi solari mentre il terreno non innevato assorbe più calore che viene rilasciato durante la notte.
Si accodano le dichiarazioni di Finco, non meno preoccupanti, che riguardano soprattutto la città di Brescia
L’aumento della temperatura è stato di 2,8°C in estate e di 2,3 °C su tutto l’anno. Solo negli ultimi dieci anni la temperatura media è aumentata di 0,9 gradi. Negli ultimi 23 anni le notti in cui non si scende mai sotto i 20°C sono aumentate di un mese l’anno.
Montagne sempre meno innevate
Un’ulteriore conferma del fatto che ci si sta dirigendo verso un punto di non ritorno è la scomparsa della neve dalle montagne: stando ai dati Arpa riferiti agli ultimi 29 anni, si sono perse almeno 2 settimane di monti innevati.
La situazione è gravissima perché, come lo stesso Gerosa ammette, non servirebbe a niente smettere improvvisamente di emettere del tutto l’anidride carbonica, poiché il livello degli oceani continuerebbe comunque a salire per i prossimi 300 anni fino a un massimo di 7 metri.
A niente, quindi, sono servite le alluvioni in Spagna ed Emilia Romagna; si continua ad andare avanti come se nulla fosse successo, ignorando del tutto la gravità della situazione e assumendo il tipico atteggiamento di chi, dopo un primo momento di terrore, si abitua alle nuove condizioni.

Ma non funziona così: il cambiamento climatico deve essere combattuto e le sue conseguenze devono essere limitate, e anche il prima possibile.