Inquinamento da mercurio: gli uccelli marini aiutano a monitorarlo
Grazie agli uccelli marini è possibile monitorare l’inquinamento da mercurio nelle acque; ecco quanto rilevato dallo studio compiuto nell’Atlantico.

Un team di ricerca internazionale, attraverso il tracciamento degli uccelli marini, è riuscito a mappare lo stato dell’inquinamento da mercurio nelle acque e nella rete alimentare del nord Atlantico, con un aumento della concentrazione verso la Groenlandia e a costa orientale del Canada.
Gli uccelli contro l’inquinamento
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Proceedings of the national academy of sciences (Pnas), si rivelano estremamente utili per le comunità non solo locali, ma anche internazionali. Infatti, i ricercatori hanno di fatto “arruolato” un gruppo di uccelli oceanici trasformandoli in vere e proprie sentinelle della presenza di mercurio.
Questa tipologia di volatili ha la capacità di distribuirsi in modo molto ampio, di abitare una grande varietà di habitat marini e di fornire, di conseguenza, un gran numero di informazioni ambientali il cui accesso per l’uomo è piuttosto complicato. Ecco perché il loro lavoro può essere interessante per uno studio sulla diffusione del mercurio nell’intero ecosistema in un’ottica globale.
La mappatura del mercurio negli oceani
Tramite appositi dispositivi Gps, gli studiosi hanno monitorato le rotte degli uccelli oceanici, appartenenti a 7 specie diverse e soliti nidificare in 27 colonie sparse tra le regioni del nord Atlantico e dell’Artico Atlantico. I dati, che sono stati raccolti negli ultimi 4 anni, sono stati successivamente incrociati con le concentrazioni di mercurio individuate grazie all’analisi delle piume degli uccelli stessi.
Il risultato finale ha offerto un quadro abbastanza chiaro dell’attuale situazione: nel nord Atlantico esiste un consistente gradiente della concentrazione di mercurio che va da est verso ovest. Il livello di inquinamento si fa piuttosto elevato a sud della Groenlandia e lungo la costa orientale del Canada, mentre la situazione migliora se ci si sposta nelle acque dell’ovest dell’Islanda, nel Mar Bianco e a nord della Norvegia.
Il motivo per cui accada questo fenomeno non è ancora del tutto chiaro; l’ipotesi più plausibile è che sia correlato da una parte alle correnti oceaniche e, dall’altra, allo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, che potrebbe appunto rilasciare in mare una certa quantità di mercurio.
Cosa provoca l’inquinamento da mercurio?
Il mercurio è una sostanza altamente tossica sia per gli esseri umani, sia per gli animali. Si accumula lungo la catena alimentare, quindi conoscere i livelli di esposizione delle varie specie è a dir poco indispensabile. Tuttavia, la sua presenza nell’ambiente marino è poco documentata, quindi bisogna fare molta attenzione quando si desidera mangiare pesce fresco e scegliere solo posti fidati, sicuri e controllati.

Di certo, quanto documentato dai ricercatori nel nord Atlantico potrà essere una spinta a favore di ulteriori approfondimenti, soprattutto negli hotspot segnalati, con l’obiettivo di dar vita a una policy di tutela dell’ambiente e della salute umana molto più consapevole. Questo deve essere fatto sicuramente in Groenlandia e Canada, dove le concentrazioni di mercurio sono davvero elevate, ma considerando che non è possibile prevedere le deviazioni delle correnti oceaniche sarebbe opportuno che tutti i Paesi del mondo affrontino seriamente il problema.
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