Inquinamento da auto diesel: cosa dicono gli esperti
Le automobili con motori alimentati a carburante tradizionale diesel, insieme alle sue componenti come freni, ammortizzatori e co. producono un notevole impatto sulla nostra salute, colpendo conducente passeggeri con le loro polveri.

L’impatto su clima e ambiente che i mezzi di trasporti come auto e moto, in particolare con le ultime news che l’emergenziale status del surriscaldamento globale, ha portato spesso a vedere l’uomo coinvolto in questi processi come responsabile, ma alla lontana. Le emissioni di Co2 e le conseguenze di questi comportamenti per la salute respiratoria sembravano ai motorizzati il solo lato negativo.
Una visione molto riduttiva che, di fronte ai gas di scarico di marmitte altri sistemi di scarico per motori tradizionali, diesel e benzina verde, mette da parte un quadro più vasto e pericoloso per l’ambiente e noi. Un piano di criticità che grazie allo “scandalo motori Volkswagen” ha portato a fare ad oggi una luce più nitida sull’argomento.
Infatti, i veicoli alimentati in maniera tradizionale, con carburanti di derivazione carbonfossile, presentano ulteriori rischi e conseguenze che spesso vengono marginalizzati. Un nuovo studio, infatti, mette in allarme ancor più gli utenti alla guida di auto e moto.
Emissioni di freni, pasticche e altro

Un nuovo studio porta chiarezza sul ruolo che hanno i gas non di scarico sull’uomo e sull’ambiente e gli esiti non sono così felici. Stando a quanto apparso sulla rivista scientifica Particle and Fibre Toxicology, le emissioni non di scarico, avrebbero un impatto diretto e maggiormente più forte, a partire dalla salute di conducente e passeggeri.
In particolare, ad essere coinvolte in questo fenomeno è il processo di logoramento e usura che tocca i componenti e le parti meccaniche di auto e moto, oltre che di veicoli industriali e turistici. Il consumarsi progressivo di parti meccaniche, composte in materiali come rame, ottone e zinco rilascerebbero polveri contenenti particelle metalliche.
Stando allo studio, infatti i sistemi di frenata, pertanto, sarebbero i primi responsabili di questo nuovo tassello nell’analisi dell’inquinamento prodotto dalle macchine tradizionali. Le classiche pastiglie dei freni, insieme all’apparato restante come ammortizzatori e braccetti durante, lo sfruttamento rilascerebbero piccolissime molecole ancor più dannose delle diossine delle marmitte dei gas di scarico.
A questo si sommano anche i gas derivati dall’impatto tra pneumatici e manto stradale, il cui attrito genera un sottoprodotto analogo.
Gas non di scarico, i rischi
A pagarne le spese è la nostra salute. Perché ad esserne colpito è in prima persona lo stesso automobilista. I gas non di scarico hanno capacità aggressiva più forte. Gli scienziati, infatti, riproducendo una mucosa polmonare, hanno rilevato come questa incappasse in patologie respiratorie anche gravi, come tumori, asma e fibrosi polmonare.
Ma qual è quel componente che rende possibile questa pericolosa situazione per noi e l’ecosistema? Il rame. Nonostante sia stato immesso dal bando dell’amianto del 1992 all’interno dell’industria automobilistica, proprio la sua usura è una delle principali cause di questo fenomeno gravissimo. Freni e parti meccaniche dei sistemi di frenata, compresi i pneumatici, sfruttando la rame, lasciano lungo lo sfruttamento una degradabilità pesante.
Un rischio che ancora vive di una preoccupazione banalizzante. Infatti, l’allarme lanciato dallo studio, preme anche su un altro fattore, cioè l’aumento vertiginoso entro il 2050. Con la nuova normativa Euro 7, in vigore dal prossimo 1 luglio 2025, vige la necessità di regolare le emissioni non di scarico che potrebbero raggiungere fino al 90% di quelle dei veicoli.