In Ghana continua a crescere il commercio illecito dei rifiuti elettronici
Gran parte dei rifiuti elettronici finiscono in Ghana, spesso illegalmente, mettendo a rischio la salute degli esseri umani e dell’ambiente creando un triste spettacolo: vere e proprie discariche di rifiuti pericolosi a cielo aperto.

Attivisti, giornalisti, reporter, associazioni, istituzioni, gridano allo scandalo da anni ma il problema dello smaltimento dei cosiddetti e-waste (rifiuti elettronici) in Ghana continua a crescere, piuttosto che diminuire.
Le immagini della città di Agbogbloshie sono un esempio lampante del problema dello smaltimento di una grande quantità di rifiuti pericolosi, che arrivano in Ghana perlopiù illegalmente.
Agbogbloshie è una vera e propria discarica a cielo aperto, “il cimitero mondiale dell’e-waste” dove finiscono la maggior parte dei rifiuti elettronici europei i quali causano ingente inquinamento e danni indicibili agli esseri umani. Eppure, nonostante proteste, reportage e leggi mirate, lo smaltimento illecito di rifiuti in Ghana sta crescendo.
E-waste: c’è chi guadagna, e chi soffre

Un articolo pubblicato a inizio febbraio da Polity.org.za denuncia, ancora una volta, il modo in cui i rifiuti elettronici vengono portati e smaltiti in Ghana, sottolineando un preoccupante aumento: sommando il traffico legale con il traffico illegale risulta che ogni anno vengono spedite in Ghana circa 150.000 tonnellate di rifiuti elettronici (dati della Financial Action Task Force).
Viene da sé quanto il Ghana abbia un “triste ruolo centrale” nel traffico illecito di rifiuti, il quale ogni anno in tutto il mondo genera tra i 10 e i 12 miliardi di dollari (dal rapporto FAFT del 2021 Money Laundering from Environmental Crime).
Per quei pochi che riescono a guadagnare tanto, molti risentono dei danni dell’inquinamento derivato dai rifiuti elettronici, ma le aziende che utilizzano escamotage illegali e diversi personaggi corrotti continuano a gestire i rifiuti pericolosi in Ghana, continuando ad arricchirsi.
A trarne i maggiori benefici sono coloro che gestiscono le economie occidentali, i quali si affidano a una fitta rete criminale illegale, in un assetto creatosi fin dai primi giorni successivi all’indipendenza del Ghana (1957): come ha spiegato a ENACT Larry Kotoe, ovvero il coordinatore del progetto dell’Agenzia per la protezione ambientale del Ghana (EPA), non appena il Ghana ha abbracciato l’indipendenza è stata creata una forte industria di riparazione di componenti elettronici, incoronando il Ghana destinazione prediletta per i rifiuti pericolosi, nonostante il Paese non sia realmente organizzato per il corretto smaltimento degli e-waste.
Nonostante vi siano stati diversi tentativi per contrastare il business dei rifiuti elettronici:
I reati legati ai rifiuti pericolosi coinvolgono funzionari governativi, gruppi criminali, mafiosi e aziende. Apparentemente nessun’altra forma di criminalità organizzata offre così tante opportunità di riciclaggio di denaro e frode fiscale come i rifiuti pericolosi.
Spiegano su ISS (Institute for Security Studies) i ricercatori ed esperti Abdelkader Abderrahmane e Solomon Okai, spiegandone anche i motivi profondi:
Le industrie possono realizzare enormi profitti smaltendo illegalmente i rifiuti. I criminali e le aziende possono facilmente aggirare i trattati internazionali sui rifiuti falsificando o etichettando erroneamente i documenti sui rifiuti autentici come beni di riciclaggio o di seconda mano.
Rifiuti elettronici in Ghana: dove la legge non arriva?

Nonostante il Ghana sia tra i firmatari della Convenzione di Basilea (entrata in vigore nel 1992), incentrata sul controllo degli spostamenti dei rifiuti pericolosi e di come vengono smaltiti, il Paese non appare tra i firmatari del trattato di Bamako (entrata in vigore pochi anni dopo, nel 1998) che vieta le importazioni di rifiuti pericolosi in Africa da parti non contraenti; ratificando solo la Convenzione di Basilea, il Ghana risulta meno protetto e, inoltre, subisce chi spaccia i rifiuti pericolosi come beni ancora utilizzabili perché di seconda mano, arginando così le restrizioni esistenti.
Visto il problema crescente nel 2016 il governo del Ghana ha approvato la legge sul controllo e la gestione dei rifiuti elettronici e pericolosi (la legge 917) ma poco è cambiato, anche se c’è stato il crescente sostegno di organizzazioni internazionali. Stando infine a ciò che sostiene Green Advocacy Ghana, c’è da tenere a mente che per molti in Ghana l’importazione di rifiuti spacciati per articoli di seconda mano è ormai una questione di sopravvivenza economica.
Ancora una volta, un triste esempio di come le ricchezze che appartengono a una sola parte del globo causino danni a chi ha meno; per quanto vi sia una crescente consapevolezza a riguardo.