Il riscaldamento globale e la biodiversità: a rischio i nidi dei bombi
Le temperature in aumento in tutto il mondo mettono a repentaglio i nidi dei bombi, che rischiano di estinguersi.

I bombi, robusti e pelosi imenotteri, svolgono un ruolo fondamentale nell’ecosistema come impollinatori.
Purtroppo il riscaldamento globale e l’aumento eccessivo delle temperature sta mettendo a rischio la loro sopravvivenza ed il futuro della specie.
Gli imenotteri, essenziali per il futuro del mondo
Il caldo eccessivo sul nostro Pianeta sta mettendo a rischio la salute e la sopravvivenza di migliaia di specie, tra cui i bombi.
Si tratta di un tipo di imenotteri dall’aspetto simpaticamente tondeggiante, simili alle api, ma più pelosi e più grossi, che emettono un inconfondibile ronzio durante il loro volo, da un fiore all’altro.
Sono fondamentali per la biodiversità e ricoprono un ruolo di primaria importanza nella catena di produzione del cibo.
Perché?
Il processo di impollinazione è essenziale per la riproduzione di moltissimi organismi vegetali, consentendo loro di produrre semi e frutti e, quindi, ponendosi direttamente alla base della catena alimentare.
La crisi climatica mette a rischio i nidi
La violenta e drammatica crisi climatica sta mettendo a rischio i bombi di tutto il mondo.
Lo rivela uno studio pubblicato su Frontiers in Bee Science che afferma che l’aumento progressivo di calore è responsabile del declino della popolazione mondiale degli affascinanti ed utilissimi bombi, che trovano difficoltà nel costruire nidi vivibili che possano favorire lo sviluppo di larve e proteggerle durante la loro crescita.
Le parole della scienza
Peter Kevan, autore dell’articolo, ha dichiarato:
Il declino delle popolazioni e degli areali di diverse specie di bombi può essere spiegato da problemi di surriscaldamento dei nidi e della covata. Le limitazioni alla sopravvivenza della nidiata di bombi indicano che il calore è probabilmente un fattore importante: il riscaldamento del nido al di sopra di circa 35°C è letale, nonostante la notevole capacità dei bombi di termoregolarsi.
L’elemento critico, secondo Kevan e il suo team è proprio il caldo eccessivo.
I nidi dei bombi, in generale, possono svilupparsi e mantenersi in condizioni sane a temperature che oscillano tra i 28 e i 32°C.
Un limite per la capacità evolutiva

I bombi sono presenti in una varietà di specie che si adattano a diversi habitat:
- alcuni preferiscono terreni aperti e soleggiati;
- altri zone fresche e ombrose (come tane abbandonate, cavità nel terreno oppure sotto le radici degli alberi);
- altri ancora campi e boschi.
Una scelta che dipende dalla disponibilità di cibo e dalle condizioni che permettono di conservare e proteggere i nidi.
Una caratteristica comune ad ogni tipologia di bombo è proprio la temperatura di conservazione che abbiamo precedentemente menzionato.
Essendo comune ad una moltitudine di specie potrebbe limitare la flessibilità e la capacità evolutiva traducendosi nella difficoltà di adattamento alle temperature elevate.
Il troppo caldo uccide
Kevan ha inoltre dichiarato:
Le temperature troppo elevate sono più dannose per la maggior parte degli animali e delle piante rispetto alle temperature più fresche. Quando le condizioni atmosferiche sono fresche, gli organismi che non regolano metabolicamente la loro temperatura corporea, semplicemente rallentano, ma quando le temperature diventano troppo alte i processi metabolici iniziano a rompersi e cessano. La morte sopraggiunge rapidamente.
Lo studio ha portato ad una considerazione importante: i bombi, in genere riescono a sopravvivere fino a 36°C adattandosi ad un massimo di 32°C (come precedentemente visto).
Questa capacità di termoregolarsi potrebbe non essere sufficiente per affrontare i cambiamenti climatici e, inoltre, le colonie lavorano insieme come un’unica entità coordinata, e non individualmente.
La capacità riproduttiva e di sopravvivenza dipende, dunque, dal gruppo e non dal singolo, dall’efficienza e dalla salute dell’intera comunità.
Un esempio per le generazioni future
Il riscaldamento globale sta mettendo a rischio non solo i bombi ma intere specie migratorie, pesci d’acqua dolce e tanti altri animali.
Kevan ha concluso con una frase emblematica:
Ci auguriamo che i futuri scienziati possano prendere spunto dalle idee che presentiamo e applicarle alle loro ricerche sulla salute e sulla conversazione dei bombi.
La speranza è quella che le generazioni future possano in questo mondo contribuire alla protezione di queste ed altre importanti specie, offrendo un esempio significativo di impegno per la salvaguardia della biodiversità mondiale.