Il problema della crisi idrica in Italia spiegata dai ricercatori
In Italia cresce il problema della siccità: secondo un nuovo studio, l’Italia è una delle aree al mondo più a rischio.

Una delle tante conseguenze negative della crisi climatica riguarda la crescente minaccia a un bene di prima necessità: l’acqua.
Le temperature sempre più elevate abbinate a una popolazione mondiale sempre più numerosa e allo spreco di tale risorsa fondamentale per la vita, stanno causando una crisi idrica mondiale.
Ad analizzare l’attuale situazione e creare una mappa mondiale della siccità i ricercatori dell’’Università olandese di Utrecht: lo scorso 23 aprile è stata pubblicata la ricerca da loro effettuata e intitolata Key drivers and pressures of global water scarcity hotspot.
La ricerca, finanziata dalla National Geographic Society è disponibile per intero sulla rivista Environmental Research Letters, mette in evidenza le zone del mondo che sono più a rischio dal punto di vista idrico, tra le quali emerge l’Italia.
Il rischio idrico in Italia: ben otto punti caldi

La prima mappa globale della siccità è stata appena resa disponibile e sottolinea, ancora una volta, il rischio che il mondo sta correndo:
La disponibilità globale di acqua dolce è considerata uno dei nove processi del sistema terrestre associati a un confine planetario, il che significa che il superamento di questo confine (esaurimento dell’acqua dolce) si tradurrà in cambiamenti ambientali inaccettabili, danneggiando la società umana e gli ecosistemi. Le stime attuali indicano che la disponibilità globale di acqua dolce ha superato il limite planetario, minacciando la stabilità e la resilienza del sistema Terra.
Ribadiscono gli studiosi, i quali hanno raggruppato in 7 zone i cosiddetti “punti caldi della crisi idrica”, in tutto 21.
Individuati grazie all’analisi combinata di modelli idrogeologici e di 300 casi analizzati e raccolti nella letteratura scientifica, i 21 punti caldi della crisi idrica vengono così descritti dai ricercatori:
Le risorse globali di acqua dolce sono vitali per l’umanità e per gli ecosistemi della Terra, eppure circa un terzo della popolazione mondiale è colpita dalla scarsità d’acqua per almeno un mese all’anno. In queste aree, l’uso eccessivo delle risorse di acqua dolce può portare al rischio di esaurimento, contrassegnandole come i “punti caldi della scarsità d’acqua” a livello globale.
E ad avere la maggiore parte di tali punti caldi è proprio l’Italia. Nel Paese sono presenti ben 8 dei 21 punti caldi della crisi idrica mondiale anche se “all’apparenza” si potrebbe rimanere ingannati.
Come ha infatti spiegato Marc Bierkens, National Geographic Explorer e professore di Idrologia all’Università di Utrecht, i problemi idrici non sono sempre e per forza legati a luoghi che appaiono aridi:
La scarsità d’acqua non si presenta sempre come un lago o un fiume che si prosciuga in un clima arido, ma può manifestarsi anche in climi più umidi come un flusso temporaneamente basso o un abbassamento dei livelli delle acque sotterranee.
Italia e scarsità idrica: colpa dell’agricoltura?

L’Italia risulta in una situazione di rischio per quanto riguarda la disponibilità idrica per un insieme di fattori ma la prima ragione evidenziata dai ricercatori, causa di scarsità idrica anche in altre zone del mondo (come la Grecia, la Turchia, la California centrale, la pianura alluvionale della Cina settentrionale, gli Stati Uniti occidentali, la valle del Nilo bianco in Sudan e il delta del Nilo) è relativa all’uso agricolo dell’acqua.
L’irrigazione per uso agricolo non fa altro che aumentare in maniera significativa il divario tra la domanda di acqua (tra l’altro da parte di una popolazione in crescita) e l’effettiva disponibilità della risorsa, impiegata in maniera importante anche per usi domestici e municipali ma anche vittima di spreco e minacciata dall’inquinamento e dai cambiamenti idroclimatici.
Il problema della crisi idrica in Italia spiegata dai ricercatori: foto e immagini
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