Il crescente successo dello shopping sostenibile
Il vintage non è solo una moda ma una scelta sostenibile che sempre più persone stanno adottando in una prospettiva di vita più “green”.

L’abbigliamento di seconda mano ha sempre più successo, e “per fortuna”: scegliere di acquistare capi usati è importante per uno stile di vita che rispetti l’ambiente, e sono sempre più numerosi coloro che ne diventano consapevoli.
Stando al rapporto di GlobalData stilato per lo specialista della rivendita ThredUp, le vendite registrate dalle realtà vintage solo negli Stati Uniti sono aumentate del 18% nel 2023 e, sempre secondo le stime, aumenteranno ancora arrivando a ben 350 miliardi di dollari entro il 2028.
Una tendenza che fa ben sperare visto quanto dannoso sia il mondo della moda veloce (fast fashion): vestiti a basso costo che però “costano” moltissimo a livello di risorse investite, sprechi e danni ambientali.
Perché è importante dire “no” alla moda veloce?

Un recente articolo di Sarah Butler (The Guardian) annuncia come L’abbigliamento di seconda mano sia sulla buona strada per rappresentare il 10% delle vendite globali di moda: una notizia positiva, specialmente in un momento storico in cui è urgente e necessario fare scelte sostenibili.
Combattere la crisi climatica è infatti sinonimo di un impegno costante da parte di ognuno, perché il modo in cui un singolo conduce la propria vita ha in realtà grande influenza nel generale, al contrario di quel che spesso si pensa.
Che sia importante allontanarsi dalla moda a basso costo è noto da tempo e ribadito costantemente da associazioni, ambientalisti e attivisti; risale allo scorso 20 marzo l’ennesima denuncia di GreenPeace, in cui si puntualizza:
Il fast fashion ha trasformato i vestiti in articoli usa e getta, generando un grave problema nell’uso smodato di materie prime e nella produzione di rifiuti. Vogliamo fermare questo sistema distruttivo che dietro a prezzi irrisori nasconde una produzione di massa dalle conseguenze ambientali, sociali ed economiche devastanti.
La campagna portata avanti da Greenpeace informa riporta dati che evidenziano il problema della moda veloce:
Solo in Unione Europea vengono gettate via 5 milioni di tonnellate di vestiti e calzature (circa 12 chili per persona) e l’80% di questi finisce in inceneritori, discariche o nel sud del mondo. Per rendere l’idea, ogni secondo nel mondo un camion di indumenti viene bruciato o mandato in discarica.
Non solo, ma ben:
Il 25% dei capi di abbigliamento prodotti in tutto il mondo rimane invenduto e meno dell’1% dei vecchi abiti viene usato per produrre nuovi vestiti.
Divenendo consapevoli di tale realtà è ancora più chiaro quanto il successo dello shopping di seconda mano possa essere una chiave per rispettare maggiormente l’ambiente, ma esistono ulteriori lati positivi del “mondo dell’usato”.
Comprare usato: una scelta etica e sostenibile

Economia circolare contro la grande produzione dimostratosi dannosa: acquistare capi di seconda mano è veramente una scelta green che, oltre ad assicurare un significativo calo degli sprechi, dello sfruttamento di risorse (e dei lavoratori) e dell’inquinamento, assicura ai consumatori risparmi significativi.
Non solo, ma la qualità e l’unicità dei capi vintage è un’altra buona ragione per allontanarsi dalla moda veloce la quale, il più delle volte, punta a una bassa qualità e a lanciare tendenze, si osa dire, “spersonalizzanti”.
Un atteggiamento sostenibile, economico, di qualità e che si allontana dall’omologazione caratterizza dunque lo shopping di seconda mano, rispettoso per l’ambiente e che rende più consapevoli: basti pensare che, sempre stando al rapporto di ThredUp, se solo quest’anno ogni consumatore acquistasse almeno un capo di seconda mano invece di uno nuovo, le emissioni di CO2 si ridurrebbero significativamente – per rendere l’idea, è come se si togliessero 76 milioni di auto dalla strada per un giorno.
Non solo, si stima che se i consumatori scegliessero un indumento vintage invece che un capo nuovo, si risparmierebbero circa 23 miliardi di litri di acqua – il che sarebbe molto utile vista l’attuale crisi di una risorsa fondamentale – e 4 miliardi di kilowattora di energia.
Il crescente successo dello shopping sostenibile: foto e immagini
Questo contenuto aderisce al programma Apex by Publicis