Il conflitto di Gaza: una minaccia per l’ambiente

Autore:
Antonia Cataldo
  • Laurea in Scienze della Comunicazione
Tempo di lettura: 4 minuti

Il conflitto che vede protagoniste Israele ed Hamas non rappresenta unicamente una minaccia per la pace globale, ma anche per l’ambiente.

Striscia, Di
Photo by hosnysalah – Pixabay

Un recente studio diffuso da The Guardian afferma che le emissioni generate solamente nel primo periodo di conflitto sarebbero decisamente superiori all’impronta annuale di carbonio di oltre venti paesi che sono considerati particolarmente esposti e sensibili agli impatti dei cambiamenti climatici. Ecco che, al costo delle vite umane, si aggiunge anche il prezzo che sta pagando il nostro povero pianeta.

L’impatto del conflitto di Gaza sull’ambiente

Gaza
Photo by hosnysalah – Pixabay

Solo durante i primi due mesi, il conflitto ha provocato la dispersione di 281.000 tonnellate di anidride carbonica (come se bruciassimo circa 150.000 tonnellate di carbone).

Il cui:

  • 99% sarebbe attribuibile all’azione di Israele su Gaza.
  • 713 tonnellate di CO2 sono invece da collegare al lancio dei razzi da parte di Hamas.

I dati considerano unicamente le attività ad alto impatto in termini di emissioni di CO2, escludendo l’emissione di altri eventuali gas, come ad esempio, il metano.

Ciò significa che il totale potrebbe essere decisamente sottostimato mentre, considerando la catena di approvvigionamento bellica, bisognerebbe moltiplicare i risultati da cinque ad otto volte.

Per i non addetti ai lavori, la catena di approvvigionamento bellica include una serie di risorse ed attività coinvolte nella produzione e nella distribuzione, nonché nel mantenimento del materiale a supporto delle operazioni militari.

I 500 km di tunnel utilizzati da Hamas per gli spostamenti o per nascondere armi, militari e ostaggi ha provocato 176.000 tonnellate di emissioni gas ad effetto serra.

Il muro di 65 Km costruito da Israele fornito di telecamere, recinzione, filo spinato e barriere di cemento ha generato 274mila tonnellate di emissioni di CO2.

Anche gli Stati Uniti hanno una quota di responsabilità

A inizio dicembre erano 200 i cargo americani che avevano consegnato ad Israele oltre 10.000 tonnellate di materiale a supporto dell’esercito.

Uno spostamento che ha causato il consumo di 50 milioni di litri di carburante e 133.000 tonnellate di CO2.

Le conseguenze della guerra sulla Striscia

La Striscia di Gaza ha già ampiamente subito gli effetti della crisi climatica:

  • l’erosione costiera per via dell’innalzamento del livello del mare;
  • la siccità e il caldo estremo sfidano la sicurezza alimentare;
  • la crisi idrica che è già una realtà.

Dopo soli tre mesi, la situazione appare critica: i terreni agricoli sono stati ampiamente distrutti e l’acqua presenta un buon livello di inquinamento

Tre mesi di guerra hanno reso la situazione disastrosa e gli impatti sulla salute potrebbero perdurare per decenni.

Perché?

La distruzione di infrastrutture sanitarie, l’inquinamento ambientale, un limitato accesso all’acqua potabile e lo stress psicologico persistente mettono a dura prova il sistema sanitario e il benessere della popolazione.

Una stima dei costi a fine guerra

Le immagini satellitari diffuse mostrano chiaramente che a Gaza sono strati distrutti oppure danneggiati tra il 36 ed il 45% degli edifici, la cui ricostruzione produrrà almeno 30 milioni di tonnellate di gas ad effetto serra– l’equivalente di quando genera la Nuova Zelanda in un periodo di 12 mesi.

Tale stima dei costi climatici sottolinea la complessità delle conseguenze e richiede sforzi mirati per affrontare le sfide della ricostruzione ma anche dell’impatto ambientale e della crisi climatica.

Il conflitto di Gaza: una minaccia per l’ambiente: foto e Immagini