Il cambiamento climatico “abbassa” il reddito?
Ogni lato della vita umana sulla Terra è interconnesso: con la crisi climatica, anche il reddito medio subirà delle variazioni.

Che il cambiamento climatico sia un profondo problema è chiaro da tempo; per quanto si parli delle conseguenze della crisi climatica in tutti i settori, vi sono sempre più dimostrazioni di quanto l’attuale situazione climatica affetti ogni lato della vita.
Crisi climatica, infatti, significa anche danni globali macroeconomici e un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature analizza nel dettaglio come le variazioni della temperatura stiano pesando e peseranno sull’economia mondiale.
Economia e cambiamento climatico: lo studio

Lo scorso 17 aprile è stato pubblicato su Nature lo studio intitolato L’impegno economico del cambiamento climatico, che analizza nel dettaglio come gli impatti delle temperature medie annuali peseranno sull’economia futura.
I ricercatori del Potsdam Institute for Climate impacts Research (PIK) hanno raccolto i dati degli ultimi 40 anni provenienti da più di 1.600 regioni del mondo, con l’obiettivo di:
Proiettare i danni subnazionali derivanti dalla temperatura e dalle precipitazioni, inclusa la variabilità giornaliera e gli estremi.
I risultati dello studio sono negativamente sorprendenti: entro il 2050 vi sarà una riduzione media del reddito del 19%, ovvero circa 38mila miliardi di dollari all’anno.
Danni che, sottolineano i ricercatori:
Superano già di sei volte i costi di mitigazione necessari per limitare il riscaldamento globale a 2°C in questo arco di tempo a breve termine e successivamente divergono fortemente a seconda delle scelte sulle emissioni.
Stando alle proiezioni dei ricercatori, i danni economici caratterizzeranno ogni parte del mondo ma in modo diverso. Le perdite più gravi si riscontreranno nelle regioni a latitudini più basse che sono anche i Paesi meno responsabili del cambiamento climatico, dunque con le emissioni più basse e che dispongono di meno risorse per adattarsi ai cambiamenti climatici.
La perdita reddituale dei suddetti Paesi sarà infatti del 60% superiore a quella dei Paesi a più alto reddito e del 40% superiore a quella dei Paesi a più alte emissioni.
Come ha evidenziato Anders Levermann, coautore dello studio:
Troviamo danni quasi ovunque, ma i Paesi dei tropici saranno quelli che soffriranno di più perché sono già più caldi. Un ulteriore aumento della temperatura sarà quindi più dannoso in questi Paesi.
Le proiezioni degli studiosi: cosa accadrà in Italia?

Innalzamento delle temperature, variazioni delle precipitazione, fenomeni meteorologici estremi hanno già causato – e continueranno a causare – danni in più sensi, anche all’economia.
La maggior parte del mondo subirà entro il 2050 forti riduzioni del reddito; perdite che, a meno che non si cambi direzione, potrebbero raggiungere ben il 60% (in media globale) entro il 2100.
Le regioni più colpite saranno l’Asia meridionale e l’Africa, seguono il Nord America e l’Europa. L’analisi dei ricercatori ha permesso un focus su ciascun Paese e per quanto riguarda l’Italia, entro il 2050 il reddito medio si abbasserà del 15%.
Anche altri Paesi europei subiranno riduzioni del reddito simili, come per esempio:
- la Francia (13%),
- la Grecia (17%)
- e la Spagna (18%)
Se i diversi moniti della scienza e le svariate dimostrazioni dei danni che derivano dal cambiamento climatico non fossero abbastanza, lo studio presentato ha combinato temperature, variabili climatiche ed economiche, ottenendo un altro preoccupante senario: un impoverimento dei cittadini del mondo, che potrebbe ancora essere contrastato ma solo con azioni decise, adottate quanto prima.
Come ha puntualizzato una delle ricercatrici autrici dello studio e scienziata del PIK, Leonie Wenz:
La nostra analisi mostra che il cambiamento climatico causerà ingenti danni economici entro i prossimi 25 anni in quasi tutti i Paesi del mondo, anche in quelli altamente sviluppati come Germania, Francia e Stati Uniti. Questi danni a breve termine sono il risultato delle nostre emissioni passate. Avremo bisogno di maggiori sforzi di adattamento se vogliamo evitare almeno alcuni di questi danni. E dobbiamo ridurre drasticamente e immediatamente le nostre emissioni: in caso contrario, le perdite economiche diventeranno ancora più ingenti nella seconda metà del secolo, fino a raggiungere il 60% in media globale entro il 2100. Questo dimostra chiaramente che proteggere il nostro clima è molto più conveniente che non farlo, e questo senza nemmeno considerare gli impatti non economici come la perdita di vite umane o di biodiversità.