IA e ambiente: per ridurre l’impatto basta un “per favore” in meno
Un rapporto delle Nazioni Unite mette in relazione IA e ambiente, puntando i riflettori sul costo ambientale dei data center ed evidenziando come un approccio meno formale e più diretto può far risparmiare tantissimo in termini di emissioni. Un “per favore” può fare un’enorme differenza.
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Che l’intelligenza artificiale abbia un enorme impatto sull’ambiente non è certo una sorpresa, e infatti molti data center sono già stati paragonati, dal punto di vista dell’impronta ambientale, ad alcuni dei Paesi più grandi del mondo. Un recentissimo rapporto dell’Università delle Nazioni Unite, pubblicato lo scorso 3 giugno, stima quante risorse i data center consumeranno nei prossimi anni, e suggeriscono come fare per ridurre questo salasso. In realtà, i data center non vivono solo di IA, poichè questa ricopre solamente il 20% dei loro consumi, ma si tratta comunque di una percentuale da non sottovalutare, e che anzi salirà fino al 40% entro il 2030.
Per questo è importante anticipare i tempi e iniziare a pensare subito a come ridurre il suo impatto sull’ambiente. Ormai è entrata nella vita quotidiana, e sembra non se ne possa più fare a meno, ma se si deve utilizzare, che almeno non sia negativa per il pianeta.
IA e ambiente

Il rapporto dell’Università delle Nazioni Unite rivela che nel 2025 i data center di tutto il mondo hanno utilizzato 448 mila miliardi di wattora di elettricità, più di tutti i Paesi del mondo tranne 10. Si tratta di consumi che hanno dato luogo a 189 milioni di tonnellate di anidride carbonica, paragonabile all’Argentina. Inoltre, per produrre questa energia sono serviti 4,5 mila miliardi di litri d’acqua, una stima spaventosa, che fa aprire gli occhi sull’uso sconsiderato che (spesso) si fa dell’intelligenza artificiale. Andando un pò avanti nel tempo, e proiettando i dati al 2030 vediamo che:
- i data center rappresenteranno quasi il 3% del consumo elettrico mondiale previsto,
- consumeranno 935 mila miliardi di wattora ogni,
- se fossero un Paese, sarebbero al 6° posto nella classifica mondiale per utilizzo di energia elettrica,
- produrranno quasi 399 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
Molti esperti sono d’accordo nell’affermare che questo è il primo documento delle Nazioni Unite, e in generale a livello globale, che fa luce sui danni ambientali dell’IA, e come tale rappresenta un punto di partenza di enorme importanza per trovare soluzioni che contrastino con le previsioni stimate.
Meno formalità, meno emissioni

I ricercatori che hanno partecipato allo studio spiegano che ognuno, nel proprio piccolo, può contribuire ad invertire la rotta, semplicemente essendo meno gentile con l’IA. Sembra assurdo, ma è proprio così: essere meno formali e più concisi nelle domande e nel modo in cui ci si rivolge all’IA può ridurre tantissimo l’impatto climatico delle richieste. Secondo un sondaggio del 2024, il 70% degli utenti è gentile con l’IA durante le interazioni, anche se principalmente per motivi di abitudine o di timore di un’escalation apocalittica in stile Hollywood.
In realtà, questa gentilezza può pesare parecchio: ridurre del 30% il numero di parole nelle domande può tagliare l’energia utilizzata dall’IA del 25%. Così facendo, si risparmierebbe la quantità di energia elettrica consumata in un anno da 700.000 persone in Africa. Se consideriamo che ChatGPT processa 2,5 miliardi di prompt al giorno, il calcolo è presto fatto. Infine, un aspetto che emerge dallo studio è che molte aziende e molte amministrazioni non sono trasparenti riguardo i consumi dei data center e dell’IA, né sulla loro localizzazione e dimensione, il che impedisce di avere un quadro completo della situazione e di adottare soluzioni realmente risolutive.