I rifiuti in mare uccidono pesci e tartarughe

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Più il mare si riempie di rifiuti diventando una discarica a cielo aperto e più pesci e tartarughe incontrano la morte. Una vera e propria emergenza che richiede intervento immediato.

Tartaruga di Mare
Photo by Ane11e – Pixabay

Sono sempre più i pesci e le tartarughe che muoiono a causa dei rifiuti gettati in mare. Tra plastica, liquami, medicinali e scarti derivanti da barche e pescherecci, è ormai all’ordine del giorno imbattersi in tartarughe incagliate o in pesci agonizzanti. Le conseguenze dell’impatto dell’uomo sui nostri mari, a danni di rettili e cetacei, è ormai sempre più attuale, oltre che drammatico.

Sempre più animali impigliati tra i rifiuti

Recentemente, sul litorale di Livorno, è stata rinvenuta la carcassa di un delfino che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe ingerito i residui di una rete da pesca o della plastica. Circa un mese fa, nel mare di Ostia, è stato recuperato il corpo di un esemplare di tartaruga liuto, morto per cause ancora sconosciute ma, probabilmente, a seguito dell’ingerimento di plastica.

In ogni caso, la colpa è sempre dell’uomo: reti, plastiche e microplastiche sono ormai le regine dei nostri mari e la loro presenza, unita a quella delle collisioni e dell’inquinamento acustico, sta mettendo sempre più a rischio la sopravvivenza di numerose specie animali, in primis cetacei e tartarughe.

A esprimersi in merito è Andrea Affuso, coordinatore del Turtle Point della Stazione zoologica Anton Dohrn, cioè il più grande ospedale per tartarughe marine in Italia:

I casi sono numerosissimi. Qui, in particolare, arrivano decine di Caretta caretta: pagano le conseguenze dell’imbrigliamento con lenze o cordami, dell’ingerimento di plastiche e in generale rifiuti e, ancora, della collisione con imbarcazioni da diporto. Sono decisamente più diffuse della liuto, come dimostra il boom delle nidificazioni nel corso di quest’estate. Molte arrivano da noi in condizioni disperate, costringendoci a interventi d’urgenza e a prevedere lunghi periodi di cura e riabilitazione, prima dell’eventuale rilascio in mare. Per fortuna negli ultimi anni la collaborazione dei pescatori artigianali si sta rilevando proficua.

Volontari e pescatori in prima linea, urge maggiore sensibilizzazione

Così come sottolineato dallo stesso Affuso, in presenza di animali agonizzanti e sofferenti – in particolare tartarughe – che giungono sul posto in condizioni drammatiche, si rivela fondamentale l’intervento di pescatori e volontari che, nella maggior parte dei casi, sono i primi a prestare soccorso.

Questo, però, non basta. Ogni anno, su tutte le spiagge italiane, si compiono numerose attività di monitoraggio alla ricerca di nidificazioni di tartarughe marine non solo per preservarle, ma anche per invitare i turisti ad assistere alle schiuse, che si rivelano eventi spettacolari in grado – forse – di sensibilizzare il pubblico su una maggiore tutela di questa bellissimi rettili.

Basti pensare che il 95% delle tartarughe che vengono recuperate in mare o che riescono a trascinarsi nei pressi del Turtle Point mostrano chiari segni degli effetti dell’azione antropica e, quindi, della mano dell’uomo. É raro imbattersi in esemplari in difficoltà per cause o patologie naturali e questo deve fare riflettere.

Tartaruga Marina
Photo by dslr99 – Pixabay

Proprio in Italia si registra il record di nidi di tartarughe marine; si tratta certamente di una notizia straordinaria, ma deve essere anche motivo di maggiore consapevolezza e attenzione, onde evitare che questi bellissimi esemplari si estinguano per sempre.

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