I lupi stanno tornando in Europa, ma c’è un problema che preoccupa gli scienziati
I lupi tornano in Europa, ma nessuna delle cinque grandi popolazioni europee risulta geneticamente sana. Per gli esperti questo è un problema serissimo, e suggeriscono di non abbassare il livello di protezione sulla specie per salvaguardare non solo i lupi, ma la biodiversità dei nostri ecosistemi.
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Il numero dei lupi in Europa è in crescita, e attualmente se ne contano circa 21.000 esemplari. Questo risultato ha portato l’Unione Europea a decidere, nel 2025, di ridurre il livello di protezione della specie del lupo grigio, favorendo misure di gestione più permissive, tra cui anche l’abbattimento legale. Il problema, però, è che questi lupi non risultano geneticamente sani, motivo per cui gli esperti si dicono allarmati, e suggeriscono di fare un passo indietro circa la decisione di ridurre la protezione.
A rivelare questo dettaglio è un recente studio scientifico, supervisionato dal Cnr, che spiega anche la causa per cui nessuna delle cinque grandi popolazioni europee risulta in salute: gli alti livelli di consanguineità. Ecco cosa comporta, quali sono i rischi per la biodiversità e cosa si può fare per far tornare la specie pienamente in salute.
I lupi tornano in Europa

Il numero dei lupi grigi in Europa è aumentato notevolmente negli ultimi anni, arrivando a quota 21.000 esemplari, divisi in 5 grandi gruppi:
- i lupi della Scandinavia,
- i lupi della Penisola iberica,
- i lupi italiani,
- i lupi dell’area Carpatico-Balcanica,
- i lupi della zona Dinaro-Balcanica.
Proprio questo incremento nella popolazione ha spinto l’UE a ridurre il livello di protezione della specie. Uno studio recentissimo però, chiede all’UE di rivedere questa decisione, in quanto l’analisi del genoma completo di oltre 200 esemplari provenienti da ciascuna delle 5 popolazioni europee indica che nessuna di esse risulta geneticamente sana. Il problema sta nei livelli di consanguineità che tutti i lupi presentano, facendo venire a galla un problema molto più grande di quanto si possa pensare. Gli individui tendono a riprodursi sempre con parenti stretti, il che provoca difetti genetici nei cuccioli, che normalmente restano nascosti ma che sul lungo periodo possono iniziare a manifestarsi.
Questo fenomeno, chiamato depressione da inbreeding, rende gli animali più deboli, meno fertili e più vulnerabili alle malattie. Attualmente il carico genetico di geni dannosi si manifesta concretamente negli individui e i ricercatori affermano che nessuna delle popolazioni europee raggiunge la soglia necessaria di dimensione effettiva per garantire la vitalità della specie nel tempo.
L’allarme dei ricercatori

I ricercatori spiegano che questo è un problema serissimo, in quanto ogni specie ha la propria storia genetica, e non può salvarsi grazie alle altre in quanto i lupi europei sono un vero e proprio mosaico di stirpi isolate e indipendenti, che si sono separate le une dalle altre migliaia di anni fa. A mostrare i segni di consanguineità più preoccupanti è la popolazione Dinaro-Balcanica, mentre i lupi scandinavi ne presentano meno. Cristiano Vernesi dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Cnr spiega che:
Il paradosso centrale di questa ricerca è che una popolazione può crescere numericamente e al tempo stesso deteriorarsi geneticamente in modo silenzioso. E’ quello che gli scienziati chiamano un successo fuorviante.
Esempi di questo tipo riguardano le foche elefante settentrionali, lo stambecco alpino o la pantera della Florida, tutte specie che si sono riprese demograficamente ma che stanno ancora smaltendo ferite genetiche derivanti dal periodo sull’orlo dell’estinzione.