I biocarburanti sono davvero sostenibili?
Le colture destinate alla produzione di biocarburanti sono sostenibili? Analizziamone l’impatto.

L’Unione Europea utilizza circa 50 mila Km quadrati di terreno per le colture adatte alla produzione di biocarburanti. Si tratta davvero di coltivazioni sostenibili? Qual è il loro impatto sull’ambiente?
Cosa sono i biocarburanti?

I biocarburanti sono ottenuti dalla trasformazione di sostanze organiche di origine animale e vegetale .
Inizialmente coltivare piante per produrre carburanti ecologici sembrava essere un’idea geniale e particolarmente sostenibile.
Ma è davvero così? Prima di approfondire l’argomento, facciamo un passo indietro e definiamo con precisione cos’è un biocarburante e come si ricava.
Si tratta di un combustibile prodotto dalle biomasse, ovvero da scarti di rifiuti organici urbani, dell’industria forestale e di quella agroalimentare.
Esistono tre tipi di biocarburante:
- Bioetanolo: prodotto dalla fermentazione di zuccheri presenti in mais, canna da zucchero e grano.
- Biodiesel: derivato da oli vegetali, grassi animali o alghe, attraverso un processo chimico chiamato transesterificazione.
- Biogas: generato dalla decomposizione anaerobica di materia organica come letame, rifiuti organici o colture energetiche.
L’utilizzo di tali carburanti, teoricamente, ridurrebbe l’effetto dei dannosi gas serra, contribuendo alla lotta ai cambiamenti climatici.
Stati Uniti e Brasile: i pionieri
Stati Uniti e Brasile sono stati certamente i pionieri nella coltivazione di alcune piante ideali per produrre biocarburanti ed alimentare motori a combustione.
L’idea era quella di offrire un’alternativa più sostenibile rispetto ai più comuni combustibili fossili.
Parliamo sostanzialmente di canna da zucchero, mais e piante oleaginose, ovvero colza, mais, soia e girasole.
Questi paesi hanno investito in modo significativo nello sviluppo di tecnologie e infrastrutture per la produzione di biocarburanti, contribuendo alla loro diffusione globale.
Una produzione annuale da milioni di tonnellate
20-30 milioni di tonnellate all’anno, questi sono i numeri di Stati Uniti e Brasile, che restano tuttora i principali produttori di biocarburanti.
Ciò è possibile attraverso coltivazioni che richiedono superfici molto estese e, di conseguenza, la deforestazione e la sostituzione di colture destinate alla produzione di alimenti, per l’uomo ma anche per gli animali.
La sicurezza alimentare è in pericolo
Le coltivazioni dedicate a ingredienti che quotidianamente finiscono sulle nostre tavole sono decisamente in pericolo. Una situazione che, in realtà, potrebbe danneggiare l’intero sistema agricolo.
Le monocolture energetiche hanno generato modelli che, a loro volta, hanno provocato una vera devastazione ambientale: perdita di biodiversità, degradazione del suolo, uso eccessivo di acqua e fertilizzanti e, naturalmente, deforestazione.
Anche le comunità rurali sono state colpite ed i prodotti agroalimentari hanno visto un netto ed elevato aumento dei costi.
Cosa ha deciso l’Unione Europea?
L’Unione Europea ha deciso che, a partire dal 2035, verrà abolito l’utilizzo dei biocarburanti nei motori termici
L’IFEU – Istituto per l’energia e la ricerca ambientale – afferma che i terreni che attualmente vengono impiegati per le colture coinvolte nel processo produttivo potrebbero sfamare fino a 120 milioni di persone.
Ripristinando gli ecosistemi delle aree occupate dalle piante la quantità di CO2 che viene assorbita (per esempio, dalle piante utilizzate per produrre i biocarburanti) sarebbe più che doppia rispetto alla quantità di CO2 che viene evitata (non emessa) utilizzando biocarburanti in alternativa ai combustibili fossili.
l legame tra il riscaldamento globale e le coltivazioni è sottile e questa decisione potrebbe rappresentare un passo significativo verso una gestione più sostenibile delle risorse agricole e una mitigazione efficace del cambiamento climatico.