Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute del cuore
Il cambiamento climatico non risparmia neanche la salute del cuore; come influisce sulle patologie cardiovascolari secondo il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston.

Le patologie cardiovascolari rientrano tra le principali cause di morte al mondo; 1 decesso su 3 è, infatti, da imputare a questi problemi, tanto che il Rapporto della federazione mondiale del cuore ha stimato un totale di più di 20 milioni di morti nel 2021. E a gravare sulla salute del cuore contribuisce anche il cambiamento climatico.
Lo studio statunitense
Se negli ultimi decenni sono stati compiuti passi da gigante nella prevenzione e nella cura delle malattie cardiovascolari, gli eventi climatici in corso ne stanno ostacolando il progresso. In modo più o meno evidente e più o meno grave, infatti, il cambiamento climatico ha un forte impatto sul benessere cardiovascolare, così come confermato da uno studio condotto dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (Usa).
I ricercatori hanno coinvolto 500 soggetti per dimostrare che le ondate di calore e le emergenze climatiche in generale incidono notevolmente su questo tipo di patologie; in particolare, anche gli uragani contribuirebbero ad aggravare le malattie a carico del sistema cuore-arterie, con rischi maggiori per gli anziani, le minoranze etniche e le comunità appartenenti a fasce di reddito basso.
In che modo il caldo fa male al cuore
Gli stessi ricercatori della Nasa confermano che nell’ultimo secolo la temperatura media globale è aumentata di oltre 2° Fahrenheit, comportando importanti conseguenze, quali cambiamenti a lungo termine nei classici modelli meteorologici, grave alterazione degli ecosistemi, innalzamento del livello del mare, scioglimento di ghiacciai e calotte polari e, a quanto pare, anche l’accelerazione del moto terrestre e la riduzione della durata delle giornate.
Insomma, gli ultimi 10 anni sono stati i più caldi di sempre e più si va avanti e più si registrano nuovi record, tutti da bollino rosso. Ma in che modo le temperature elevate possono mettere a rischio la salute del cuore?
A spiegarlo è il dottor Dhruv S. Kazi, del team di ricerca del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston:
L’esposizione a caldi estremi può influire negativamente sulla frequenza cardiaca e sulla pressione alta; l’esposizione all’ozono e al fumo degli incendi può stimolare l’infiammazione interna; trovarsi in mezzo a un disastro naturale può causare danni psicologici; gli uragani e le alluvioni possono interrompere la possibilità di assistenza sanitaria e del normale approvvigionamento. Sul lungo termine, poi, il cambiamento climatico causerà un declino della produttività in agricoltura e della qualità nutritiva dei cibi e tutto questo può riflettersi sulla salute cardiovascolare.
Ovviamente, non tutti i luoghi e non tutte le popolazioni del mondo manifestano le stesse conseguenze, poiché bisogna tenere sempre conto della durata sia dell’esposizione a una determinata condizione climatica, sia dell’effetto prodotto.
Un esempio è dato dall’uragano Sandy, che si è abbattuto sulla città di New York nel 2012 e che ha mantenuto estremamente elevato il rischio di morte per cause cardiovascolari per ben 12 mesi consecutivi. Al contempo, anche l’esposizione prolungata al fumo degli incendi può aumentare il rischio di eventi come l’arresto cardiaco e non solo alle popolazioni più vicine al luogo di origine, ma anche a coloro che vivono a centinaia di miglia di distanza.

Le conclusioni di queste ricerche sono ormai note, tanto da risultare spesso ridondanti: bisogna intervenire immediatamente per limitare gli effetti del cambiamento climatico, nel rispetto della salute, come quella mentale e sia dell’ambiente, sia degli esseri umani che popolano la Terra, sia delle generazioni future.