Farmaci nei mari: salmone e pesce azzurro a rischio
L’impatto da inquinamento da farmaci è un danno che non va sottovalutato per il nostro ecosistema. Solo contando i danni alle specie animali potrebbe distruggere pesci come salmone, pesce azzurro e altri. Un rischio che coinvolge da vicino in primo luogo noi.

Parlare di inquinamento da farmaci, ci porta a fare luce su un fenomeno vivissimo davanti a noi e molto esteso. Le stime delle ultime ricerche, condotte nel 2022, ci dicono che soltanto le acque fiumane e di corsi analoghi del nostro pianeta sono viziate da livelli d’inquinamento chimico esorbitante.
E le sostanze sono ancor più massicce e pericolose. Si contano oltre 900 tipologie di prodotti a scopo farmaceutico e affini ed oltre 61 principi attivi farmacologici presenti nelle falde acquifere del Mondo. Tra quelle zone del Pianeta che spiccano maggiormente per la presenza di questo fenomeno dannoso per l’ecosistema troviamo Mississippi, Rio delle Amazzoni, per citarne due soltanto. E non da meno anche il nostro Po. Una contaminazione che dall’ambiente si estende naturalmente al rischio di milioni di esseri viventi e di tantissima biodiversità. Un problema che sta mettendo a dura prova l’esistenza del salmone.
Salmone sotto la lente

Arriva un nuovo studio su Science che osserva gli effetti che l’inquinamento da farmaci sta avendo sui comportamenti dei salmoni. A fare da volano alla ricerca è stata la quantità sempre più larga di clobazam, ansiolitico con forte principio attivo appartenente alla famiglia delle benzodiazepine. Questo farmaco a forte percentuale oppioide starebbe compromettendo in modo serio le abitudini e i comportamenti del salmone selvatico dell’Atlantico. In particolare, si osserva che il clobazam mette a rischio le migrazioni di questo pesce, fino a inficiarne la riproduzione e la sua stessa sopravvivenza.
Lo studio
Per averne prova, lo studio ha analizzato il comportamento dei salmoni sotto rilascio controllato del farmaco in alcune sessioni per poi essere riportati in natura, con monitoraggio di azioni e spostamenti. Condotto per ben due anni, si è rilevato che i farmaci agiscono sul cervello dell’animale, in particolare su salmoni d’età più giovane, che si spingono ad una maggior propensione al rischio, come in zone dove vi sono pericoli dovuti a minacce naturali o umane.
A questo comportamento se ne affianca un altro, ovvero che il movimento migratorio spesso anche in presenza di predatori anche più grandi i salmoni selvatici non si muovono più in gruppo, preferendo spostarsi in piccole unità o peggio da soli. Un fattore questa evoluzione comportamentale ed abitudinaria del salmone selvatico che se da un lato pare favorire lo sviluppo di una nuova migrazione, più veloce e dinamica, in verità ci mostra un considerevole aumento del rischio di attacchi e la maggior vulnerabilità dell’animale.
Una minaccia che come sottolinea lo studio di Science potrebbe compromettere, se presente a lungo andare anche altre popolazioni ittiche che presenziano l’Oceano Atlantico. Un pericolo che grava sulla bilancia del climatic change e sull’urgenza di seri e considerevoli interventi per salvaguardare il primo e univoco petrolio blue.