L’Europa è impreparata ad affrontare i rischi del cambiamento climatico
L’Europa è impreparata ad affrontare i rischi catastrofici e urgenti che derivano dal cambiamento climatico. E’ questo, in sostanza, lo scenario illustrato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), che, nei giorni scorsi, in collaborazione con il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). ha pubblicato la prima “Valutazione europea dei rischi climatici”.

Il primo fattore di rischio concreto è rappresentato dal costante incremento delle temperature. Nell’ultimo anno, infatti, la temperatura media globale ha superato la soglia limite di 1,5°C stabilita dall’Accordo di Parigi del 2015. Nel Vecchio continente la colonnina di mercurio sta viaggiando a passo di record, facendo registrare gli aumenti più rapidi a livello mondiale. Una condizione particolarmente marcata nell’Europa del Sud e quindi anche in Italia, dove la Eea evidenzia che la crisi climatica sta procedendo a una velocità quasi tripla rispetto alla media internazionale.
L’Europa meridionale è particolarmente a rischio a causa degli incendi boschivi nonché degli effetti delle ondate di calore e della scarsità di acqua sulla produzione agricola, sul lavoro all’aria aperta e sulla salute umana. Le inondazioni, l’erosione e l’infiltrazione di acqua salata minacciano le regioni costiere europee a bassa quota, comprese molte città densamente popolate
sottolinea il rapporto.
L’Europa è impreparata ad affrontare i rischi del cambiamento climatico

Nel dettaglio, l‘Agenzia Europea per l’Ambiente ha individuato 36 principali rischi climatici che riguardano l’Europa, dividendoli in cinque macrocategorie:
- ecosistemi;
- alimenti;
- salute;
- infrastrutture;
- economia e finanza.
I rischi per gli ecosistemi marini e costieri sono valutati come particolarmente gravi, e potrebbero avere conseguenze pesanti su settori fondamentali come la produzione alimentare, la salute pubblica, le infrastrutture e l’economia. In Italia, ad esempio, a causa dell’innalzamento del mare, il Veneto potrebbe perdere il 21% del proprio Pil entro il 2100.
Per quanto riguarda il settore alimentare, caldo e siccità stanno già minacciando seriamente la produzione agricola, la sicurezza alimentare e l’accesso all’acqua potabile, soprattutto nell’area meridionale del continente.
L’aumento delle temperature rappresenta il principale rischio climatico per la popolazione anche in termini di salute. Per questo motivo è necessario agire in maniera tempestiva e decisa per proteggere le persone più vulnerabili, come anziani, lavoratori che svolgono le proprie attività in spazi a aperti e coloro che risiedono in aree urbane poco ventilate.
Le infrastrutture chiave in Europa, che coinvolgono energia, acqua e trasporti, sono invece minacciate dagli effetti devastanti dei fenomeni meteorologici estremi.
Infine, dal punto di vista economico e finanziario, il rapporto sottolinea le pesanti ricadute negative che la crisi climatica può provocare in Europa. Gli eventi estremi possono infatti causare aumenti nei premi assicurativi, rivalutazioni al ribasso delle proprietà e aumento dei costi per quanto riguarda i prestiti. Tutto ciò potrebbe incrementare la vulnerabilità delle famiglie a basso reddito.
Necessario un cambio di passo da parte della politica

Ma quali strategie adottare per rispondere adeguatamente alle sfide del cambiamento climatico? Dal rapporto emerge che:
Sono già necessari interventi più incisivi per oltre la metà dei principali rischi climatici individuati dalla relazione, di cui 8 da attuare con particolare urgenza, principalmente per preservare gli ecosistemi, limitare l’esposizione umana al calore, proteggere la popolazione e le infrastrutture da inondazioni e incendi boschivi e garantire la sostenibilità dei meccanismi di solidarietà europei, come il Fondo di solidarietà dell’Ue.
Nell’ambito agricolo, ad esempio, la stessa Eea evidenzia che una soluzione potrebbe essere rappresentata dal passaggio, anche parziale, dalle proteine di origine animale a quelle vegetali ottenute da piante coltivate in modo sostenibile, in maniera tale da ridurre il consumo di acqua in agricoltura e la dipendenza dai mangimi importati.
In generale, comunque, il cambio di passo spetta alla politica, come sottolineato da Leena Ylä-Mononen, direttrice esecutiva dell’Agenzia europea dell’ambiente:
L’Europa si trova di fronte a rischi climatici urgenti che si acuiscono più rapidamente di quanto le nostre società riescano a prepararsi. Per garantirne la resilienza, i responsabili politici europei e nazionali devono agire immediatamente con interventi volti a limitare i rischi climatici, sia mediante una rapida riduzione delle emissioni sia con l’attuazione di politiche e di interventi di adattamento forti.