Emissioni di CO2, il contributo delle piante non basta

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Le piante sono grandi alleate della lotta al cambiamento climatico ma, da sole, non bastano a ridurre le emissioni di CO2. Il nuovo studio pubblicato su Science.

Alberi ed emissioni di CO2
Photo by MabelAmber – Pixabay

Combattono insieme per contrastare il cambiamento climatico con forza e determinazione; eppure, i loro sforzi sono purtroppo vani. Si tratta delle piante, capaci di trattenere il carbonio e, per questo, “sfruttate” per ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera tramite le riforestazioni. Nonostante ciò, la strada da percorrere è ancora molto lunga.

Lo studio dell’Imperial College

Le capacità delle piante di trattenere il carbonio è stata finora fin troppo sopravvalutata e pensare di poter compensare le emissioni di anidride carbonica con le riforestazioni si sta rivelando del tutto inefficace. Questo è quanto rivelato da uno studio internazionale condotto dall’Imperial College di Londra e pubblicato recentemente sulla rivista Science.

Certo, non si mette in dubbio che le specie vegetali siano in grado di “sequestrare” il carbonio, ma questa loro straordinaria capacità non dura poi così a lungo come si è pensato finora; questo significa che, nonostante le riforestazioni molto in voga al momento, il supporto delle piante è pari a una goccia nell’oceano.

Il carbonio, grazie alla sua stabilità chimica, è l’elemento chiave delle biomolecole ed è così importante da ritrovarsi al centro di un ciclo che si sviluppa tra fotosintesi, respirazione e combustione. Le piante, com’è noto, sfruttano l’energia solar per trasformare l’anidride carbonica e l’acqua in metaboliti energetici e, durante questo processo, rilasciano ossigeno molecolare.

Viceversa, gli organismi viventi respirano ossigeno, consumano carboidrati e molecole organiche e, al contempo, producono acqua e anidride carbonica. Se anche uno solo di questi elementi si altera, proprio come sta accadendo attualmente a causa delle eccessive emissioni di CO2, allora tutte le forme di vita ne risentono, prima o poi.

Le piante, allora, sono utili o no?

Per monitorare il carbonio trattenuto dalle piante, i ricercatori dell’Imperial College hanno utilizzato il radioisotopo 14C, che sarebbe presente in piccole tracce costanti in natura; tuttavia, i test nucleari compiuti negli anni Cinquanta e Sessanta ne hanno aumentato la concentrazione nell’atmosfera.

Esaminando, quindi, l’accumulo di 14°C negli alberi nel periodo compreso tra il 1963 e il 1967, cioè quando si sono verificate significative detonazioni atomiche, gli studiosi hanno potuto analizzare la velocità di migrazione del radioisotopo dall’atmosfera alla vegetazione. Il risultato è che il carbonio si sposta tra atmosfera e biosfera a una velocità sorprendente, il che deve essere tenuto in considerazione quando si fa riferimento ai vari modelli climatici.

Alberi e piante
Photo by Tama66 – Pixabay

Fino a oggi, quindi, è stata sopravvalutata la velocità di stoccaggio del carbonio da parte dei vegetali, che si rivelano quindi limitati se si intende compensare le emissioni di CO2. In pratica, è come se fossero dei cerotti applicati su una ferita profonda e infetta: la quantità di CO2 assorbita annualmente dalle piante non può in alcun modo essere una soluzione definitiva ed efficace all’inquinamento atmosferico.

Da qui, le parole di Heather Graven, referente dello studio:

Le emissioni di combustibili fossili devono diminuire. Gli scienziati e i politici hanno bisogno, invece, di stime migliori dell’assorbimento storico di carbonio da parte della Terra.

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