Emergenza incendi in Brasile: incendi incontrollabili
Il riscaldamento globale impazza, ormai, senza sosta lasciando dietro di sé morte e distruzione. E un esempio è dato dal Brasile, perennemente invaso dalle fiamme.

In Brasile, nel 2024, gli incendi hanno coinvolto ben 308mila chilometri quadrati. Per rendere l’idea, basti pensare che la superficie del territorio italiano equivale a circa 302mila chilometri quadrati. In poche parole, si tratta di un vero e proprio disastro ambientale che, nonostante si sia verificato in Brasile, coinvolge tutto il mondo.
Il 2024 anno record per gli incendi
In un solo anno, l’estensione degli incendi in Brasile è aumentata del 79% e il 2024 può essere definito un anno da record. Stando alle rilevazioni compiute da MapBiomas dal 2019, la superficie colpita dalle fiamme si era sempre fermata intorno ai 140-180mila chilometri quadrata, quindi i 308mila registrati nel 2024 hanno segnato un incremento mai visto prima.
Ma perché il fatto che il Brasile bruci ci riguarda da vicino? Perché solo in Amazzonia, negli scorsi mesi, hanno preso fuoco 179mila chilometri quadrati. E tutti sanno quanto le foreste dell’Amazzonia siano importanti per la qualità dell’aria, per lo smaltimento della CO2 e per il benessere del Pianeta e di tutti i suoi abitanti.
Ma non solo, perché anche la savana del Cerrado ha visto andare in fumo 97mila chilometri quadrati, mentre il Pantanal (cioè la zona umida tropicale più estesa al mondo) ha perso 19mila chilometri quadrati. Si tratta, in tutti i casi, di ecosistemi unici per quanto riguarda sia la biodiversità, sia la capacità di stoccaggio della CO2.
Incendi sempre più devastanti
Come mai in Brasile si verificano eventi estremi di questa portata? Questa domanda è piuttosto lecita, soprattutto perché il nuovo governatore del Brasile, Lula, ha fatto della tutela della foresta amazzonica un punto di riferimento del suo mandato e per la quale ha richiesto (e ricevuto) finanziamenti, istituito nuove riserve indigene e ripreso la fila della cooperazione internazionale.
Per rispondere brevemente, un ruolo cruciale lo ricopre l’ondata di siccità che ha colpito il Paese per interi mesi, senza sosta, che gli studiosi del World Weather Attribution hanno associato ai cambiamenti climatici.
Al contempo, anche il fattore umano ha notevolmente influito, attraverso roghi appiccati volontariamente proprio per lasciare più spazio a pascoli e coltivazioni intensive. Su questo si è espresso il Guardian che, reperendo alcune fonti, ha ipotizzato che sia avvenuta una sorta di rappresaglia da parte di gruppi criminali, considerando che si contano ben 119 indagini aperte dalla Polizia Federale su presunti incendi dolosi.
A prescindere dalle cause, è bene fare attenzione alle conseguenze: una volta che è andata in fiamme, una foresta ha bisogno di anni e anni per riprendersi. E se si verifica una nuova ondata di siccità, è probabile che non si riprenda mai più. Continuerà a bruciare fino a quando non scomparirà per sempre.

Attualmente, per mettere una pezza alla situazione, servirebbe una stagione delle piogge particolarmente intensa ma, dato l’impatto del riscaldamento globale, non è detto che si verifichi a breve. Per fortuna, la speranza è l’ultima a morire.