Diritto di abitazione: tutto quello che c’è da sapere
Con il diritto di abitazione si può abitare in un immobile di altri senza pagare nulla. Si tratta di un diritto che concede molti benefici, ma che si può ottenere solamente in determinati casi, e si può anche perdere. Ecco tutto quello che c’è da sapere riguardo il diritto di abitazione, dai parametri alle regole da rispettare.

Il Codice Civile definisce il diritto di abitazione come il diritto di vivere un bene altrui in maniera limitata al proprio bisogno. In buona sostanza quindi, permette a chi lo possiede di vivere in una casa che non è di sua proprietà, senza pagare alcunchè. A regolare questo particolare diritto è l’articolo 1022 del Codice Civile, e a riguardo ci sono molte cose da sapere. Infatti il diritto di abitazione si acquisisce solamente in presenza di determinati parametri, e continua ad essere effettivo solo nel rispetto di determinate regole.
Si tratta di un diritto che non ha nulla a che vedere con la normale locazione, ma che spesso a questa viene sovrapposto. Infatti, i dubbi che lo riguardano possono essere molti, e di seguito faremo chiarezza su tutti quanti. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul diritto di abitazione, i suoi benefici e le sue limitazioni.
Diritto di abitazione

Come si legge sul Codice Civile, il diritto di abitazione permette a qualcuno di vivere in casa altrui senza pagare l’affitto. In parole povere, questo diritto garantisce un tetto a persone che necessitano di tutela in questo senso, come ad esempio anziani, disabili o coniugi separati che non possono permettersi un’altra casa. Questo è un diritto di cui possono godere solo le persone fisiche, e che si può estendere anche ai figli e alle persone che prestano servizio alla famiglia. Per ottenerlo, ci sono 3 modi: testamento, contratto o sentenza.
Affinché il diritto rimanga valido, ci sono dei doveri da adempiere. In particolare, si deve utilizzare l’immobile esclusivamente come abitazione principale e non si può lucrare sul diritto di abitazione. Questo vuol dire che non si può cedere, venderlo o affittarlo a terzi, e neppure affittare l’immobile ad altri od utilizzarlo per scopi diversi dall’abitazione. Infine, gravano sul titolare del diritto tutte le spese ordinarie e straordinarie, l’IMU e le utenze.
Revoca e scadenza

Per quanto riguarda invece la fine del diritto, questa può avvenire sia per revoca che per scadenza. Per quanto riguarda la scadenza, questa viene decisa in fase di attribuzione del diritto. Per la revoca invece, ci sono due casi ben distinti:
- la perdita dei requisiti su cui si fonda il diritto di abitazione;
- la revoca giudiziale, se il titolare non rispetta gli obblighi connessi al diritto.
Altri due casi in cui il diritto cessa di esistere riguardano il decesso del titolare o la sua rinuncia al diritto. Il diritto di abitazione è una formula a cui si ricorre spesso in caso di separazione o divorzio, e che può quindi decadere se il titolare del diritto inizia una convivenza con un nuovo partner, oppure se non paga quanto dovuto sia in termini di spese ordinarie che straordinarie, così come di Imu e Tari. Rientra tra i parametri di revoca anche il subaffitto di stanze singole. Infine, c’è da considerare il caso rarissimo di riconciliazione dei coniugi, con la conseguente sospensione delle azioni legali, che pone fine al diritto di abitazione.