Danni e perdite da cambiamento climatico: chi paga?
I danni e le perdite da cambiamento climatico stanno mettendo a dura prova tutto il mondo, comportando costi molto ingenti. E qui sorge una domanda spontanea: chi paga?

Un recente articolo pubblicato sulla rivista Nature Reviews Earth & Environment evidenzia come danni e perdite da cambiamento climatico influiscano sull’economia degli Stati in generale e quanto ammontino, effettivamente, i costi e le esigenze.
Loss & Damage nella politica climatica
Fino a qualche anno fa la politica climatica non doveva preoccuparsi di Loss & Damage, cioè “perdite e danni”, un argomento nuovo ma in continua crescita. In generale, il tema inquadra i principali impatti negativi sui Paesi in via di sviluppo ancora vulnerabili a seguito sia di eventi estremi, sia a lenta insorgenza (i cosiddetti “slow onset events”) nonostante siano state realizzate tutte le misure possibili per il loro contenimento.
L’argomento del Loss & Damage ha finalmente attirato l’attenzione delle politiche climatiche, in particolare dopo la decisione di istituire un sistema di finanziamento, inizialmente di oltre 700 milioni di dollari e successivamente rettificato per via di incertezze e metodologie di attuazione poco chiare.
L’articolo del CMCC
L’articolo pubblicato su Nature Reviews Earth & Environment, scritto con il coordinamento del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici) in collaborazione con l’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) e il Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), esplora nuovi modi di quantificare i costi del Loss & Damage coinvolgendo nuove intuizioni economiche climatiche sulla quantificazione dei danni e principi di responsabilità storica.
A spiegarlo più nel dettaglio è Massimo Tavoni, direttore del CMCC-RFF European Institute on Economics and the Environment:
Questo lavoro dimostra come la scienza transdisciplinare possa far avanzare il dibattito politico ad alto rischio su L&D derivanti dal cambiamento climatico. I risultati evidenziano significativi impatti economici del cambiamento climatico nei paesi vulnerabili e mostrano la natura dinamica della responsabilità nella ripartizione del fondoL&D. Questa ricerca è un appello a migliorare e integrare le metodologie di ricerca e l’osservazione per aiutare ad avanzare nei negoziati internazionali.
Alle dichiarazioni di Tavoni seguono quelle di Leonie Wenz, coautrice e ricercatrice presso PIK:
È sempre più chiaro che i costi economici del cambiamento climatico sono sostanziali. Mentre il riscaldamento globale e gli eventi meteorologici estremi influenzano le economie di tutto il mondo, sono generalmente le regioni meno responsabili del cambiamento climatico e con meno risorse per adattarsi a essere colpite più duramente. Qui illustriamo come le intuizioni dell’economia climatica empirica possano informare le esigenze di finanziamento per L&D quantificando questi effetti.
Economia climatica e responsabilità
Se si combinano tra loro le più recenti scoperte in fatto di economia climatica con le definizioni di responsabilità si ottiene la possibilità di associare alle evidenti conseguenze del cambiamento climatico numerose informazioni su povertà e disuguaglianze.

Se si osserva la responsabilità in modo dinamico, infatti, l’articolo permette di rilevare come l’esigenza sempre crescente di finanziamento del Loss & Damage si può in qualche modo soddisfare, ma solo se lo sforzo e l’impegno derivano da ogni parte del mondo e si trae beneficio da fonti differenti.
Su questo è molto chiaro Reinhard Mechler, ricercatore presso IIASA:
La ricerca è anche un contributo tempestivo ai negoziati su un obiettivo globale post-2025 sul finanziamento climatico per sostenere l’azione climatica nei paesi in via di sviluppo, che sarà deciso alla COP29 a novembre 2024 in Azerbaigian. L’ambito e la copertura dell’obiettivo climatico sono attualmente molto dibattuti e diverse parti hanno optato per includere anche le esigenze associate a L&D oltre a quelle legate alla mitigazione e all’adattamento climatico.