Crisi idrica in Puglia: allarme per i bacini del Foggiano

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 4 minuti

L’Anbi lancia l’allarme: nel foggiano, il cosiddetto granaio d’Italia, le riserve dei bacini sono ai minimi storici

SICCITà
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A quanto pare, si preannuncia un’estate all’insegna della siccità totale per l’agricoltura foggiana. A lanciare l’allarme è stato il presidente del Consorzio per la bonifica della Capitanata, Giuseppe De Filippo, evidenziando che già adesso si ha a che fare con un’insufficienza idrica tale da rendere impossibile l’irrigazione dei campi. Il tutto, avrà ovviamente impatti negativi sull’economia agricola della provincia: al momento, si calcolano circa 1,4 miliardi di euro di danni.

Un problema ben noto

Già la scorsa estate gli agricoltori foggiani hanno avuto a che fare con siccità e mancanza di acqua, in particolare nella diga di Occhitto, che consiste nel principale bacino idrico della provincia. Lo scorso anno, il raccolto di grano è crollato del 50%, quello dei pomodori del 25% e ciò che si prospetta per il 2025 è ancora più drammatico.

Sempre lo scorso anno, si era già pensato di raccordare questo bacino la diga del Liscione, in Molise, ma il progetto non è mai stato realizzato. Su questo, si è espresso il direttore generale del Consorzio idrico della Capitanata, Francesco Santoro:

Per il breve periodo sembra difficile poterci contare, in quanto in Molise si dovrebbero realizzare infrastrutture che al momento non hanno copertura finanziaria. Se venisse attuato, però, questo accordo sarebbe un toccasana, perché permetterebbe di destinare ai campi del Tavoliere le eccedenze d’acqua molisane, altrimenti destinate a finire in mare.

Bisogna ricordare che il Consorzio idrico della Capitana ha in gestione 4 dighe in grado di trattenere ben 300 milioni di metri cubi di acqua, di cui 60 vanno all’acquedotto pugliese, mentre i restanti 240 servono per irrigare 140mila ettari di terreni coltivati.

Urge l’efficientamento delle pratiche agricole

A sottolineare l’urgenza di interventi concreti e, soprattutto, dell’efficientamento delle pratiche agricole già esistenti è Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi:

Ciò che sta accadendo nel Nord della Puglia è la concreta rappresentazione della necessità di quanto da tempo andiamo proponendo: efficientamento dell’esistente, nuove infrastrutture a partire dal Piano invasi, completamento degli schemi idrici. Serve una più decisa volontà politica per superare gli ostacoli, spesso solo burocratici, che si frappongono all’apertura di cantieri per aumentare la resilienza dei territori, evitando pesanti conseguenze economiche e sociali per il Paese.

Ma la scarsità di acqua non è un problema solo pugliese: anche l’Umbria ha già fatto scattare l’allarme. Pochi giorni fa, il presidente del Consorzio della bonificazione umbra, Paolo Montioni, ha invitato tutti gli agricoltori a riconsiderare, nei limiti del possibile, i loro piani colturali tenendo conto delle previsioni sull’effettiva disponibilità di acqua.

La carenza di acqua riguarda anche e soprattutto la Sicilia

Da non dimenticare, poi, che l’emergenza idrica mette in ginocchio ormai da parecchi anni anche la Sicilia. Un esempio lampante è dato da Agrigento, eletta Capitale della Cultura 2025, che deve quotidianamente razionare l’acqua per i cittadini e non ha la benché minima idea di come dovrà soddisfare le esigenze di tutti i turisti che giungeranno in città in estate.

siccità
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Come sottolineato da Gargano, è necessario intervenire immediatamente per rispondere in modo efficace all’aumento delle temperature e alla siccità, dando ai cittadini e agli agricoltori i mezzi per poter fronteggiare un’emergenza così critica.

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