Crisi climatica: i fiumi asiatici sono a rischio, ma mancano i dati

Autore:
Francesca Naima Bartocci
  • Laurea in Lettere - Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne
Tempo di lettura: 4 minuti

Senza cooperazione non possono essere trovate soluzioni efficaci per salvare e proteggere i principali fiumi asiatici: la denuncia degli scienziati.

acqua giornata pace
Photo by 15079075 – Pixabay

Agire è una conseguenza del sapere, ma se non si hanno a disposizione i dati corretti non si può agire efficacemente nel concreto: è il problema che sta riscontrando la scienza, come spiegato in un recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica Science dal titolo ben esplicativo: La mancata condivisione dei dati scientifici sta minando gli sforzi per proteggere i principali fiumi asiatici, rilevano i rapporti.

A causa della crisi climatica i principali fiumi asiatici sono infatti a rischio, ma le nazioni asiatiche – chiarisce l’articolo – non sono tanto aperte quanto dovrebbero alla condivisione di dati scientifici, invece fondamentali non solo per gli ecosistemi della zona, ma per il Pianeta intero.

Sicurezza idrica a rischio in Asia, ma poca cooperazione

Acqua, Fiume
Photo by Pexels – Pixabay

Stando ai nuovi rapporti pubblicati dall’organizzazione di ricerca Dire, il cambiamento climatico sta avendo una particolare influenza sui 3 principali fiumi asiatici, essenziali per gli ecosistemi e per la vita. Si tratta dell’Indo, il Gange e il Brahmaputra, i quali hanno già iniziato a fronteggiare rischi i quali, avvertono gli studiosi, saranno sempre più significativi.

Le 7 nazioni asiatiche appaiono però poco collaborative denunciano i ricercatori, i quali invece necessitano di collaborare e di avere dati corretti, se davvero si vuole agire per limare le conseguenze del riscaldamento globale: si pensi che i fiumi in questione nascono dalle catene montuose ghiacciate della regione himalayana dell’Hindu Kush e con le temperature sempre più alte i ghiacciai si stanno sciogliendo a ritmi tristemente sorprendenti. Il risultato è che i fiumi ne risentono, così come i modelli delle precipitazioni vengono alterati.

Lo scorso 20 marzo il Centro internazionale per lo sviluppo integrato delle montagne e dall’Australian Water Partnership ha pubblicato un rapporto in cui mette in guardia sulle possibili conseguenze disastrose dell’attuale crisi climatica e del graduale aumento della popolazione in Asia (quindi, della domanda di acqua): nello specifico, rischiano prolungate carenze idriche o improvvise inondazioni le 7 nazioni lungo i fiumi (Afghanistan, Nepal, Pakistan, Cina, India, Bangladesh e Bhutan).

I motivi della mancata condivisione di dati

Fiume
Photo by Pexels – Pixabay

Le 7 nazioni sopracitate sono in realtà portate a collaborare con la scienza per fini idrologici, ambientali e socioeconomici, come stabilito da una serie di accordi internazionali, che però sembrano essere rispettati “a metà”. Come ha spiegato l’economista Anamika Barua dell’Indian Institute of Technology Guwahati:

In alcuni casi, i governi nazionali sono riluttanti a condividere i dati a causa delle preoccupazioni sulla sicurezza nazionale. I rapporti evidenziano la necessità di desecuritizzare i dati sui bacini idrografici, almeno per garantire che tutto ciò che è disponibile sia reso accessibile.

Altro “ostacolo” alla cooperazione scientifica internazionale sembra sorgere a livello linguistico e dunque bisognerebbe essere attenti anche al lato della traduzione: basti pensare che  la ricerca pubblicata dagli scienziati cinesi sul Brahmaputra è in lingua cinese e non è stata tradotta e, dunque, per molti diviene complesso avere accesso al contenuto.

Un ulteriore esempio dell’importanza di unirsi per combattere le conseguenze del cambiamento climatico e limare l’attuale riscaldamento globale: un’unione che però dovrebbe essere voluta e sostenuta da tutti – e soprattutto con fini onesti – nel comune interesse del rispetto del Pianeta in cui viviamo.

Crisi climatica: i fiumi asiatici sono a rischio, ma mancano i dati, foto e immagini