Spezzare l’intreccio tra crisi climatica, conflitti e fame: le proposte della Fao
Per spezzare l’intreccio pericoloso che lega crisi climatica, conflitti e fame nel mondo, la Fao propone cinque azioni fondamentali da intraprendere in maniera urgente.

Per spezzare il circolo vizioso tra crisi climatica, conflitti e fame nel mondo, è necessario agire in maniera rapida e decisa. E’ questo, in sostanza, il succo del discorso che la vicedirettrice della Fao, Beth Bechdol, ha pronunciato in occasione dell’High-Level Open Debate “The Impact of Climate Change and Food Insecurity on the Maintenance of International Peace and Security”. Un evento tenutosi al Consiglio di sicurezza dell’Onu, presieduto dal presidente della Guyana, Mohamed Irfaan Ali, con la partecipazione di 80 Stati membri.
A rischio le popolazioni che dipendono dall’agricoltura

In uno scenario globale sempre più precario, caratterizzato da eventi estremi di varia natura, la Bechdol ha evidenziato come crisi climatica e conflitti si alimentino a vicenda per perpetuare la fame nel mondo e la povertà. Un concetto ribadito anche dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che all’inizio del meeting ha affermato:
I disastri climatici e i conflitti infiammano le disuguaglianze, mettono in pericolo i mezzi di sussistenza e costringono le persone ad abbandonare le proprie case.
Nel corso del suo intervento la vicedirettrice della Fao ha ricordato come l’influenza dannosa derivata dall’aumento delle temperature, dal mutamento dei modelli delle precipitazioni e dalla maggiore frequenza degli estremi climatici, stia compromettendo la sicurezza e la stabilità alimentare, soprattutto per quanto riguarda quelle popolazioni che dipendono dall’agricoltura e dalle risorse naturali.
Secondo i dati contenuti nell’ultimo Global Report on Food Crises, attualmente 258 milioni di persone in 58 Paesi sono costretti ad affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta, con oltre due terzi che appartengono a questa categoria a causa della crisi climatica e dei conflitti.
Spezzare l’intreccio tra crisi climatica, conflitti e fame: le 5 proposte della Fao

La Bechdol ha inoltre sottolineato come l’intensificarsi del cambiamento climatico cancellerà i progressi compiuti per contrastare la fame nel mondo e continuerà a rappresentare un motore di conflitto negli scenari ad elevate emissioni. L’agricoltura sarà il settore che pagherà il prezzo più alto: si stima infatti che il 10% dell’area attualmente adatta alle principali colture e al bestiame potrebbe diventare climaticamente inadatta entro il 2050.
Per affrontare l’intreccio che lega clima e conflitti, la vicedirettrice della Fao ha indicato 5 azioni fondamentali da intraprendere urgentemente:
- Dare priorità agli investimenti per costruire sistemi agroalimentari resilienti al clima, attingendo all’adattamento ai cambiamenti climatici, alla riduzione del rischio di catastrofi e ad approcci basati sulla comunità.
- Richiedere agli enti delle Nazioni Unite di analizzare e riferire regolarmente sui rischi e sui collegamenti associati al cambiamento climatico. Dati e informazioni sono fondamentali per interventi mirati.
- Migliorare il coordinamento strategico a tutti i livelli e sfruttare i meccanismi esistenti , come l’UN Climate Security Mechanism e il Climate Security Coordination Mechanism dell’Intergovernmental Authority on Development’s (IGAD).
- Assumere consulenti specializzati in clima, pace e sicurezza in più missioni delle Nazioni Unite, in particolare quelle sensibili al cambiamento climatico.
- Creare centri regionali per il clima, la pace e la sicurezza, come ha fatto l’Ufficio dell’inviato speciale per il Corno d’Africa.
Concludendo il proprio discorso, la Bechdol ha lanciato un ulteriore monito:
L’agricoltura non può essere trascurata. Si tratta di una soluzione chiave alle crescenti minacce derivanti dal cambiamento climatico, dai conflitti e dal loro impatto sulla sicurezza alimentare. E’ tempo di concentrarsi sugli agricoltori, sui pastori, sui pescatori, sui silvicoltori: non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno.