Corride vietate in Colombia: svolta storica
Lo stop alle corride in Colombia, deciso dalla Corte Costituzionale, rappresenta un cambio di rotta epocale e segna un punto di svolta di enorme valore nella lotta contro la violenza sugli animali. Le comunità che vivono di questo, stando alle disposizioni, hanno tre anni di tempo per riconvertirsi.

Quando si parla di tradizioni popolari, spesso la ragione viene oscurata da sentimenti come la nostalgia e l’attaccamento culturale, e non sempre si riesce a vedere quanto qualcosa sia profondamente ingiusto e crudele. Uno degli esempi più eclatanti di questo è proprio la corrida, che recentemente è stata al centro di un’importantissima decisione della Corte Costituzionale della Colombia. Nel Paese infatti, la corrida è stata bandita per sempre.
Si tratta di una presa di posizione che in molti non pensavano sarebbe mai arrivata, e per cui si lotta da anni e anni. Finalmente, la salvaguardia degli animali è stata messa prima dell’intrattenimento umano e della cultura. La Colombia, così facendo, potrebbe diventare l’apripista a decisioni di simile calibro altrove nel mondo, portando un esempio di virtuosismo come se ne vedono pochi. Per potersi riconvertire, le comunità che fino ad oggi hanno vissuto di corrida, hanno 3 anni di tempo, ecco tutti i dettagli.
Stop alle corride in Colombia

La Colombia è uno dei Paesi hispanohablantes in cui da sempre la corrida intrattiene folle di persone. Si tratta di una manifestazione popolare che va avanti da secoli interi e che, nonostante si sia capito da tempo che rappresenti una vera e propria barbarie, è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri. In Colombia, però, la Corte Costituzionale ha detto basta. Con la conferma della piena legittimità della legge 2385 del 2024, la Corte ha decretato la fine di tutte le esibizioni.
La norma si afferma, quindi, come una decisione di rilevanza mondiale contro il maltrattamento sugli animali, e tutela da oggi in poi non solo i tori, ma anche altri animali utilizzati in manifestazioni simili. La sua valenza, infatti, riguarda:
- corride,
- corralejas,
- combattimenti di galli,
- toros coleados.
Per adeguarsi alla nuova disposizione, le comunità che finora hanno vissuto grazie alle corride avranno 3 anni di tempo, e a nulla è servito l’appello delle associazioni taurine che avevano contestato la legge per presunta violazione delle libertà culturali e di espressione, oltre che per l’impatto economico.
Basta maltrattamento degli animali

Nel lungo percorso di eliminazione di pratiche crudeli che, in nome della tradizione, implicano il maltrattamento di animali innocenti, la decisione della Colombia segna un vero e proprio punto di svolta. Le corride, infatti, non sono le uniche manifestazioni in cui gli animali vengono utilizzati per intrattenere il pubblico. Anche in Spagna e Francia, per esempio, si portano ancora avanti tradizioni che non tengono in considerazione la sofferenza degli animali, anche se riscuotono sempre meno favore. Rientrano tra queste persino i palii italiani, e la barbara pratica di strappare i cuccioli di cane appena nati dalle madri per rivenderli.
Gli scogli più difficili da abbattere, nell’abolizione di queste pratiche, rimangono ancora la cultura e il vile denaro. Trattandosi di tradizioni radicate e lontanissime nel tempo e che portano entrate, in molti pensano ancora che sia giusto chiudere un occhio. Ai turisti, infatti, queste pratiche non piacciono a livello etico, ma risultano intriganti in quanto folkloristiche. Lo stop colombiano però, è un passo nella direzione giusta, e non resta che augurarsi che anche altri Paesi nel mondo lo imitino.