Contaminanti emergenti: cosa sono e perchè fanno preoccupare
I contaminanti emergenti stanno facendo preoccupare gli studiosi di tutto il mondo, ma cosa sono nello specifico, e cosa li rende così allarmanti per la salute dell’ambiente? Una ricerca specifica illustra quali sono gli ostacoli maggiori da superare e le soluzioni migliori da adottare per contrastare i loro effetti nocivi sull’ecosistema e sull’uomo.

Quando si parla di inquinamento, ormai tutti sono abituati a sentir parlare di emissioni di CO2 e di agenti inquinanti come i combustibili fossili, ma a preoccupare gli studiosi, da diverso tempo, sono anche i contaminanti emergenti. Questi altro non sono che composti chimici di nuova generazione che, proprio a causa della loro recente apparizione, non sono ancora inclusi nei programmi di monitoraggio e non sono regolati da normative specifiche.
Il problema più grande però, è che i contaminanti emergenti si notano già nell’acqua, nel suolo e nell’aria e non hanno una decomposizione rapida. Secondo gli esperti i loro effetti potrebbero essere parecchio dannosi sia per l’ecosistema che per la salute dell’uomo. Per fare qualche esempio, tra i contaminanti emergenti si annoverano:
- farmaci e prodotti per la cura della persona,
- pesticidi,
- microplastiche e PFAS,
- microtossine,
- ritardanti di fiamma,
- sostanze che alterano il sistema ormonale.
Cosa sono i contaminanti emergenti

Come anticipato, i contaminanti emergenti sono nuove forme di inquinamento che sono nate con lo sviluppo tecnologico e scientifico, e di cui non si conoscono ancora tutti gli effetti sull’ambiente. Quello che preoccupa maggiormente gli studiosi è che, nonostante questi agenti inquinanti non siano monitorati regolarmente, se ne trovano già tracce nell’acqua, nel suolo e nell’aria. Da un lato questo può comportare potenziali danni alla salute umana e all’ecosistema, ma anche una diffusione globale molto veloce.
Ad evidenziare le possibili ripercussioni che questi agenti potrebbero avere sull’ambiente e sull’uomo, e sull’importanza di un monitoraggio regolare, è la ricerca Emerging contaminants: a One Health perspective, pubblicata da Innovation. La ricerca identifica nell’industrializzazione la principale fonte dei nuovi agenti inquinanti (prima di essa, infatti, esistevano solamente i patogeni naturali come batteri, funghi e virus), e cita ad esempio i metalli pesanti e le sostanze chimiche industriali. Inoltre, anche l’azione dell’uomo ha contribuito sensibilmente attraverso l’estrazione mineraria, la produzione di energia, l’edilizia e l’agricoltura.
Le sfide da superare

Stando ai dati del Chemical Abstract Service Registry, il numero delle sostanze chimiche è cresciuto da 20 milioni a 204 milioni dal 2002 al 2023. Questo vuol dire che si scoprono circa 15.000 nuove sostanze chimiche al giorno. Secondo lo studio, la risoluzione al problema sta nella collaborazione multisettoriale e interdisciplinare tra scienza, medicina e istituzioni, le quali devono lavorare insieme per superare le sfide principali sulla strada per un futuro più sostenibile. In particolare, si evidenziano 4 grandi ostacoli alla lotta all’inquinamento.
Innanzitutto, c’è il problema dei test sulle sostanze chimiche: serve intensificare la ricerca e descrivere nel dettaglio gli effetti di ogni sostanza in un database apposito e pubblico. Poi c’è la questione della diffusione dei beni di consumo alle famiglie e agli ambienti lavorativi senza una sequenza di test approfonditi. Ancora, le tecniche di bonifica non riescono ancora ad ottenere risultati incoraggianti. Infine, si deve superare l’idea di affrontare i problemi separatamente: inquinamento ambientale e cambiamento climatico sono interconnessi e un approccio integrato è fondamentale per sperare di trovare una soluzione.
Insomma, la strada verso un futuro sostenibile per tutti è ancora un miraggio, ma siamo ancora in tempo per intervenire. L’inquinamento ha effetti anche sulla salute mentale, e prima si comprende che è tutto collegato, e che nulla è isolato, prima si può iniziare a risolvere le cose.