Comprare casa per affittarla: il trend domina in Italia

Autore:
Erika Fameli
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Tempo di lettura: 3 minuti

In Italia investire nel mattone vuol dire, in gran parte, acquistare una casa per poi metterla in affitto. Questo è, infatti, il trend principale degli investitori, che dalle seconde case vogliono una continuità di guadagno in misura maggiore che una plusvalenza derivante dal cosiddetto flipping immobiliare.

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Photo by Yamu_Jay – Pixabay

Gli italiani amano da sempre investire nel mattone, e questo non è certo una novità. Quando si dispone di una certa somma di denaro e lo si vuole mettere a frutto, una delle prime cose a cui si pensa è comprare una casa e metterla in affitto. In questo modo, si genera una rendita fissa nel tempo, su cui si può contare e che stabilmente è in grado di aiutare la famiglia con le entrate.

Questo è quanto emerge da un’analisi effettuata dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che ha riscontrato che il 19,4% delle compravendite effettuate, sono state fatte a scopo investimento, proprio con la finalità della locazione a lungo termine. Il flipping immobiliare, invece, sta perdendo appeal agli occhi degli investitori. A frenare sono principalmente le tasse da pagare sulla plusvalenza dopo la rivendita e i tanti problemi e costi legati alla ristrutturazione.

Investire nel mattone

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Photo by Yamu_Jay – Pixabay

L’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha recentemente svolto un’analisi approfondita su un trend che stanno seguendo sempre più investitori. Quello, ossia, di acquistare una casa per poi metterla in affitto. Questa fetta di investitori rappresenta il 19,4% delle compravendite immobiliari che il Gruppo ha portato a termine nel primo semestre del 2024. Si tratta di una percentuale praticamente invariata rispetto all’anno precedente, e che mostra come chi decide di investire nel mattone, lo fa con intenti locativi.

Prendendo in considerazione un bilocale di 65 mq, Tecnocasa ha calcolato quanto questo possa rendere nelle diverse città italiane. Il rendimento nazionale medio è pari al 5,6%, ma alcune città lo superano:

  • Genova, con un rendimento medio lordo del 7%;
  • Palermo, con una media del 6,9% lordo;
  • Verona, con un rendimento medio lordo del 6,5%.

Sono invece al di sotto invece Bari (5,8%), Napoli (5,3%), Torino (5,2%), Roma (5,2%), Bologna (5,2%), Milano (4,7%) e Firenze (4,3%).

L’affitto batte il flipping

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Photo by Yamu_Jay – Pixabay

Quello che attira maggiormente gli investitori, per quanto riguarda la zona, sono i servizi. Considerando che la maggior parte degli inquilini italiani sono studenti o lavoratori fuori sede, a fare la differenza tra una zona e l’altra è principalmente la vicinanza con università e società importanti. Inoltre, gioca un ruolo importante anche la riqualificazione urbana. Infatti, questa contribuisce non poco alla rivalutazione del valore dell’immobile, il che a sua volta, permette ai proprietari di alzare il prezzo dei canoni di affitto.

Proprio questo meccanismo sta spingendo sempre più investitori a scegliere l’affitto invece del flipping immobiliare. A rendere meno vantaggioso quest’ultimo sono i tanti costi e rischi legati ad una ristrutturazione di qualità, e la plusvalenza immobiliare. I primi sono spesso difficili da calcolare a monte e si sa, quando si effettua una ristrutturazione, c’è sempre il rischio di sforare con il budget. La plusvalenza invece (ossia la differenza tra l’importo riscosso dalla vendita e quello pagato per l’acquisto, incluso di spese extra) è tassata pesantemente.

Inoltre, fare azioni di flipping immobiliare richiede sempre un certo talento. Tirando le somme, mettere una casa in affitto risulta sicuramente più semplice e alla portata di tutti.

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