Coca Cola sotto accusa: ritirati gli obiettivi di riciclo
Il timing non poteva essere peggiore

L’azienda statunitense ha attuato il proprio passo indietro poco tempo prima del summit sull’inquinamento da plastica svoltosi a Busan, in Corea del Sud a fine novembre. A questo vertice, a cui hanno partecipato circa 200 nazioni, non è stato trovato un accordo, provocando non poco sgomento agli attivisti.
E per questo, gli ambientalisti si sono scagliati contro le multinazionali che continuano a essere tra le più inquinanti, tra cui Coca Cola, Nestlé, Unilever, PepsiCo, Mondelez International. Le associazioni a favore dell’ambiente chiedono un abbandono definitivo di tutti gli imballaggi di plastica monouso per passare alle bottiglie riutilizzabili.
Le accuse di greenwashing degli attivisti nei confronti di Coca Cola

Questo passo indietro del colosso di soft-drink ha generato, come possiamo immaginare, numerosissime critiche da parte delle associazioni ambientaliste. Infatti, Von Hernandez, coordinatore globale della campagna Break Free from Plastic, ha definito la mossa della Coca Cola come
una lezione magistrale di greenwashing, abbandonando gli obiettivi di riutilizzo precedentemente annunciati e scegliendo di inondare il pianeta con più plastica che non possono nemmeno raccogliere e riciclare in modo efficace.
Hernandez, ha continuato il suo attacco verso Coca Cola:
Ciò non fa che rafforzare la reputazione dell’azienda come principale inquinatore di plastica al mondo. Se non riescono nemmeno a mantenere i loro impegni di basso livello come possono affermare di fare sul serio nell’affrontare la crisi globale della plastica?
La mossa dell’azienda statunitense è stata chiaramente una strategia di marketing ben architettata per cercare di ripulire la propria immagine a seguito dell’indiscusso primato per inquinamento da plastica da oltre sei anni a questa parte. Ma, se le multinazionali pensano solo a ripulire la propria immagine, come faremo a ripulire il Pianeta dalla plastica?
