Climate X: siti Unesco a rischio per colpa del cambiamento climatico

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Climate X ha stilato una lista di siti Unesco che, entro il 2050, potrebbero subire ingenti danno o addirittura scomparire per colpa del climate change.

Parco Nazionale Kakadu
Photo by hbieser – Pixabay

Attraverso modelli climatici predittivi, Climate X ha individuato una serie di siti Unesco che, per colpa degli effetti del cambiamento climatico, potrebbero addirittura scomparire entro i prossimi 30 anni. Sono circa 50 i patrimoni dell’umanità a rischio inondazioni, frane, erosioni, tempeste e cicloni e la notizia sta destando non poca preoccupazione tra addetti, esperti e appassionati.

L’indagine di Climate X e i siti in pericolo

Per arrivare alle conclusioni che sta cercando di diffondere quanto più possibile per invitare i governi a intervenire quanto prima, Climate X ha condotto un’indagine che ha coinvolto tutti i 1223 siti presenti nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Successivamente, tramite la piattaforma Spectra – che consente di prevedere in che modo il cambiamento climatico impatterà su beni, proprietà e infrastrutture – gli analisti hanno isolato ben 50 siti in grave pericolo.

In particolare, se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare come accaduto finora, il primo sito a rischiare grosso sarà il sistema di irrigazione di Subak in Indonesia, risalente al IX secolo. Ma non è il solo: il podio comprende anche il Parco Nazionale Kakadu in Australia e l’Emporium of the World di Quanzhou in Cina.

L’Italia per ora è esclusa

La lista di Climate X è piuttosto lunga e, leggendola, si notano siti leggendari quali il sistema montuoso dello Jungfrau-Aletsch in Svizzera, il complesso dei monasteri buddhisti coreani, l’Olympic National Park nello Stato di Washington e l’abbazia cistercense di Fontenay in Francia.

I siti individuati, quindi, si trovano ovunque nel mondo ma, per fortuna, l’Italia per ora si salva. Di contro, il Regno Unito vede nel mirino ben 4 dei suoi siti Unesco: si tratta del Forth Bridge in Scozia, dell’isola di Saint Kilda nell’arcipelago delle Ebridi, del villaggio di mulini settecenteschi di New Lanark e dello Stadley Royal Park nello Yorkshire.

Il monitoraggio da parte dell’Unesco

Se Climate X ha stilato questa lista da tenere sotto controllo, da parte sua l’Unesco monitora la situazione già da parecchio tempo tanto che, a luglio 2024, aveva già individuato 56 siti (41 realtà culturali e 15 contesti naturali). Quest’ultimo elenco, però, tiene conto principalmente di fattori politici e sociali, come guerre, atti terroristici, conflitti civili, speculazione edilizia e sfruttamento delle risorse naturali.

Appena un anno fa, tra l’altro, anche Venezia ha rischiato di finire tra i siti a rischio a causa del cambiamento climatico associato alla piaga, ormai inarrestabile, dell’overtourism. Il tutto, poi, è stato evitato grazie agli sforzi compiuti dalla città lagunare per evitare qualunque rischio tramite l’introduzione di ticket all’ingresso e l’utilizzo del MOSE.

Venezia
Photo by nextvoyage – Pixabay

Si attende, quindi, una reazione da parte dell’Unesco e dei governi alla diffusione dell’indagine di Climate X, con l’augurio che sia seguita da interventi diplomatici e politici volti a contrastare, una volta per tutte, gli effetti del cambiamento climatico.

Climate X, siti Unesco a rischio per colpa del cambiamento climatico: foto e immagini