Cascate di sangue in Antartide: svelato il mistero

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Da oltre 100 anni, in Antartide sgorgano le cosiddette cascate di sangue, un vero e proprio spettacolo della natura. Ma di cosa si tratta esattamente? Ecco svelato il mistero!

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Credits by Wikipedia

Le cascate di sangue che puntualmente, da oltre un secolo, si manifestano in Antartide, vengono così chiamate proprio per il loro colore rosso intenso, che ben risalta sul bianco del ghiacciaio sottostante. E dopo tanti anni di studi, finalmente, si è scoperta l’origine di questo spettacolo naturale e, soprattutto, la sua reale composizione.


In realtà è ferro ossidato

Il primo a scoprire le cascate di sangue in Antartide è stato il geologo britannico Thomas Griffith Taylor nel 1911: durante una spedizione, infatti, si è imbattuto in questo fenomeno davvero straordinario rimanendone, ovviamente, stupito e affascinato.

Da quel momento in poi, sono stati numerosi gli studi in merito, alla ricerca del reale motivo all’origine di tutto questo. Le ipotesi portate avanti nel corso degli anni sono state numerose, ma solo oggi si è giunti a una conclusione plausibile e certa: un gruppo di studiosi ha, infatti, utilizzato un microscopio elettronico a trasmissione di ultima generazione per analizzare i campioni di nanosfere solide trovate proprio nelle acque delle cascate di sangue.

Cosa hanno detto i risultati? Che sarebbero proprio queste piccole palline ricche di ferro a tingere di rosso l’acqua a seguito della loro ossidazione. Ma non solo, perché al loro interno contengono anche silicone, calcio, sodio e alluminio.

Una scoperta sensazionale

Finora le nanosfere sono sfuggite agli studi non solo per via della loro grandezza (sono davvero minuscole), ma anche perché i ricercatori del passato credevano che fosse un minerale a tingere di rosso le acque, quando in realtà le nanosfere non sono minerali. In sostanza, si cercava la “causa” sbagliata.

A dare la spinta in questa direzione sono state le ultime missioni su Marte. Le casate di sangue, infatti, sono state trattate e analizzate al pari di un sito di atterraggio marziano. E questo, tra le altre cose, non è altro che il punto di partenza per compiere ulteriori studi e analisi su altri Pianeti, alla ricerca di forme di vita che li abitano o che li abbiano abitati in passato.

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Photo by girlart39 – Pixabay

Su Marte, infatti, i materiali che si formano sono nanoscopici come le nanosfere rinvenute in Antartide, e non cristallini come sulla Terra; di conseguenza, per poter continuare a indagare sul pianeta rosso, sarà indispensabile per i ricercatori munirsi di un microscopio elettronico a trasmissione, in grado di restituire risultati certi e affidabili.

Al momento, purtroppo, non è possibile portare uno strumento simile su Marte; tuttavia, si è giunti a un punto di svolta nelle ricerche extraterrestri e, dopo aver scoperto che sul pianeta rosso, in passato, c’era un clima subartico, si potrebbe arrivare a compiere ulteriori scoperte interessanti.

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