Camino e stufe: perché chi le accende rischia 5000 euro di multa

Autore:
Laura Scarpellini
  • Laurea in architettura d'interni
Tempo di lettura: 5 minuti

Il freddo è ormai arrivato, e c’è chi si prepara ad accendere nelle proprie abitazioni il camino o la stufa. Vediamo quali sono le regioni del nord Italia in cui si rischiano pensanti multe, se ci si vuole riscaldare con sistemi tradizionali apparentemente più ecologici. Massima attenzione sulle normative locali vigenti nel rispetto dell’ambiente, preservando così anche le proprie finanze.

Caminetto
Photo by missindonesia – Pixabay

Camino e stufe accese con metodi tradizionali: ecco quando è reato

Ormai l’inverno si sta facendo sentire e sono in molti quegli italiani che si apprestano ad utilizzare regolarmente il caminetto piuttosto che le stufe, per riscaldare la propria casa. Eppure in alcuni casi quello che sembra essere all’apparenza un tipo di riscaldamento ecologico, in realtà nasconde insidie tali da essere considerato reato.

C’è da tenere conto delle sanzioni amministrative che vengono applicate in questi casi, che possono arrivare fino a 5 mila euro. L’intento è quello di andare a scoraggiare l’uso di tali sistemi di riscaldamento, dove si rende indispensabile la tutela dell’ambiente. A quanto pare l’utilizzo delle stufe e dei camini contribuisce in maniera determinante all’inquinamento atmosferico, in quelle regioni d’Italia in cui tutta una serie di concause, rende la qualità dell’aria davvero preoccupante.

Le normative subiscono delle variazioni da regione e regione, pertanto sarà necessario informarsi adeguatamente, al fine di non avere poi brutte sorprese nell’accensione di stufe e camini. Questa misura è stata adottata per la necessità di proteggere l’ambiente e la qualità dell’aria, specialmente durante i periodi invernali quando l’uso diffuso di stufe e caminetti tradizionali è davvero impattante.

Diamo uno sguardo nello specifico, in quali  regioni del nord Italia si può incappare in pesanti sanzioni, andando ad utilizzare i sistemi di riscaldamento più datati.

Camino,
Photo by Daveydavidson – Pixabay

Le regioni del nord, più severe: Lombardia e Veneto

Sembra chiaro che la necessità di provvedere al riscaldamento domestico, in alcuni casi si vada a contrapporsi all’esigenza di rispettare le regole imposte, in nome della tutela ambientale. Alcune regioni italiane hanno applicato da tempo  regole più restrittive, in merito all’eventuale emissione di CO2 scaturente dall’uso di riscaldamenti tradizionali.

Ad esempio in Lombardia ormai dal 2020 sono banditi i generatori di calore che richiedono l’utilizzo di biomassa legnosa, sia per caminetti, che per le stufe certificati con meno di 4 stelle. L’uso di apparati con 0/1/2 stelle pertanto è da ritenersi fuori legge.

Altra disposizione messa a punto dal 2018 vede le stufe a pellet di potenza termica nominale inferiore ai 35 kW, con l’obbligo tassativo di andare ad utilizzare solamente pellet di qualità, certificato classe A1 (normativa UNI EN ISO 17225-2 comprovata da un certificatore accreditato). A tal proposito sarà necessario tenere ben conservata tutta la documentazione a tal riguardo.

Ma non è solo la regione Lombardia a mettere in atto questo giro di vite sull’uso del riscaldamento tradizionale. Anche il Veneto ha messo a punto tutta una serie di regolamentazioni, simili a quelle lombarde. Ecco quindi che è scattato il divieto di accensione di stufe a legna e caminetti, come da delibera n. 836/17. Nel dettaglio decreta: di non installare (già dal 2017), i generatori di calore che presentino una classe inferiore a 3 stelle. Così come è fatto divieto l’uso di proseguire nell’uso di generatori di calore tradizionale, che siano certificati con classe inferiore alle 2 stelle.

Inoltre per i generatori certificati con classe inferiore a 4 stelle il divieto di installazione è scattata fine 2019, contestualmente allo stop di proseguire di scaldare le abitazioni con quelli con classe 3 stelle.

Caminetto
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 Piemonte, Romagna, e Toscana: occhio ai divieti

Anche la regione Piemonte vede limitazioni riguardo l’uso delle stufe e camini con alimentazioni tradizionali. Dal 2018 è vietato poter installare generatori di calore che siano alimentati a biomassa legnosa, con inferiori a 35 kW di potenza e classe emissiva inferiore a 3 stelle. A partire dal 2019 bandito installare generatori a biomassa legnosa sempre inferiori a 35 kW, appartenenti alla classe 4 stelle. Inoltre deve essere fatta una precisa distinzione per le zone “Agglomerato di Torino”, “Pianura” e “Collina” che dal 2019 bandiscono i generatori di calore a biomassa con potenza inferiore a 35 kW, e classe a 3 stelle.

La regione Emilia Romagna permette di poter installare solo caminetti e stufe con classe emissiva certificata 3 stelle o superiore. Con decorrenza 1 gennaio 2020 solamente quelli con almeno 4 stelle sono ritenuti a norma di legge.

In Toscana dal mese scorso vige l’obbligo di catasto semplificato dei camini sia che se considerati aperti, o chiusi con inserti. Stesso discorso anche per caldaie e stufe alimentate a biomasse. Per procedere all’accatastamento, sarà necessario accedere con le credenziali Cns o Spid alla pagina del Siert o contattare il numero verde 800151822.

Sono escluse da tale obbligo quelle stufe non collegate all’impianto di riscaldamento, così come i caminetti dismessi o nel caso questi siano l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione. 

Sarà bene quindi prima di procedere all’acquisto di tali apparati che utilizzano sistemi di alimentazione tradizionali andare ad acquisire informazioni tecniche dettagliate, e verificare le certificazioni in essere sui modelli più recenti.