Buone notizie dagli oceani: queste specie non rischiano l’estinzione
Estinzione più lontana per queste specie: grazie all’attivazione delle politiche di conservazione arrivano ottime notizie per molti animali che abitano gli oceani e che hanno una speranza di sopravvivenza in più. Anche se molto resta ancora da fare, i segnali di miglioramento sono sicuramente positivi.
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Molte specie animali sono a rischio estinzione, sia in cielo che in mare che sulla terraferma. Tra quelle più colpite negli oceani ci sono squali, razze e megattere, come dimostrano diversi studi degli ultimi anni, che hanno registrato un declino delle specie e una riduzione degli esemplari del 70% negli ultimi 50 anni. Si tratta di numeri spaventosi e di cui l’uomo è responsabile. Il rischio estinzione, infatti, deriva dalla pressione antropica:
- pesca eccessiva e non sempre legale;
- commercio illegale di pinne;
- inquinamento;
- perdita degli habitat;
- surriscaldamento globale.
Uno studio recentissimo però, dona speranza a queste specie e dimostra l’efficacia delle politiche di conservazione. Squali, megattere e razze, infatti, possono ancora sopravvivere e tornare a popolare gli oceani, ma molto resta ancora da fare.
Estinzione più lontana per queste specie

A beneficiare delle politiche di conservazione come aree protette, divieti di pesca e maggiore consapevolezza nelle comunità locali, sono principalmente gli squali. Lo dice uno studio della Charles Darwin Foundation, che ha intercettato nel Pacifico Orientale una popolazione di squali sana e attivissima, al largo di 7 parchi marini dei territori di Ecuador, Costa Rica, Colombia e Messico. Si tratta di uno degli studi più completi sui grandi predatori, che fortunatamente mostra presenze massicce per diverse specie di squali, con una concentrazione particolare nelle aree marine delle Galapagos, Malpelo e Clipperton.
Come sottolinea l’autore dello studio, Pelayo Salinas-de-Leòn:
le isole oceaniche del Pacifico tropicale orientale rappresentano una finestra sul passato, dove squali e grandi pesci predatori sono la norma e non l’eccezione. Queste aree offrono uno scorcio di come appare un oceano sano e sottolineano il ruolo chiave che la conservazione degli oceani svolge nel salvaguardare queste ultime roccaforti dalla pesca eccessiva sistematica.
Uno studio del 2017 dà invece segnali positivi per le megattere, che nello Stretto di Senyavin (a est della penisola di Chukotka) si stanno ripopolando. Dopo l’esaurimento del merluzzo polare, infatti, le balene hanno iniziato a cacciare il krill e sono progressivamente aumentate di numero. Questo adattamento mostra un’evoluzione nelle abitudini della specie, ma anche che quando la conservazione funziona, la natura ci mette del suo per sopravvivere a tutti i cosi.
Le politiche di conservazione

Le politiche di conservazione, soprattutto in aree oceaniche parecchio a largo e isolate, sembrano quindi funzionare bene, e danno speranza a moltissime specie a rischio, come appunto squali, megattere, razze e tantissimi altri pesci. Molto però, c’è ancora da fare. Solamente il 10% degli oceani, infatti, è protetto, e solo il 3% è tutelato in modo restrittivo e totale. Entro il 2030 c’è l’obiettivo di raggiungere una percentuale di protezione degli oceani del 30%, ma la strada per arrivarci è ancora lunghissima.
Per questo, è necessario incrementare ed intensificare gli sforzi per salvaguardare gli oceani. A causa del cambiamento climatico, infatti, gli oceani si stanno surriscaldando e stanno cambiando gli ecosistemi marini. L’azione dell’uomo, in questo, è fondamentale: da un lato per introdurre nuove e più performanti politiche di conservazione, dall’altra per ridurre l’impatto sull’ambiente e cambiare radicalmente il modo di vivere, abbracciando uno stile di vita più sostenibile e meno gravoso per il Pianeta.