Squali a rischio: quanti saranno fra 50 anni

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Gli squali sono a rischio a causa di diversi fattori, e in soli 50 anni la popolazione della specie è diminuita di oltre il 70%. Ecco quali sono le cause della diminuzione degli esemplari, le soluzioni e l’importanza di questa specie per l’ambiente e persino per la vita dell’uomo.

Squali
Photo by jbooba – Pixabay

Ogni anno che passa, la popolazione globale di squali subisce un calo drastico. Gli squali, che all’uomo hanno sempre fatto tanta paura e che sono legati inesorabilmente all’immaginario collettivo di terrore e morte, sono in realtà a rischio estinzione proprio a causa dell’azione umana, oltre che per motivi legati al cambiamento climatico (di cui, comunque, ad essere responsabile è sempre l’uomo). Un recente studio, infatti, ha evidenziato come solo negli ultimi 50 anni, gli esemplari di squalo sono diminuiti di oltre il 70% a livello globale.

Si tratta di una diminuzione spaventosa, per cui si cercano rimedi nuovi e soluzioni in grado di arginare il fenomeno. I trattati attuali non sono più sufficienti, e la scomparsa di questa specie comporterebbe non solo un enorme squilibrio nell’habitat marino e nella biodiversità, ma anche serie conseguenze per la salute dell’uomo.

Gli squali sono a rischio

Squalo
Photo by Franziska_Stier – Pixabay

Proprio come accade con tante altre specie animali, anche gli squali stanno vivendo un momento critico. La specie, infatti, è ad alto rischio, poichè ogni anno vengono meno numerosi esemplari. Basti pensare che, dal 1970 ad oggi, la popolazione globale è diminuita di oltre il 70%. Secondo l’International Union for Conservation of Nature esistono 550 specie di squali, di cui il 14% è considerato vulnerabile, l’11% in pericolo e il 1% in pericolo critico. Le cause di questa diminuzione agghiacciante sono da ricondurre all’azione umana, e riguardano:

  • la distruzione degli habitat,
  • il cambiamento climatico,
  • la cattura accessoria durante la pesca di altri pesci,
  • il prelievo delle pinne.

Quest’ultimo punto, detto shark finning, è particolarmente crudele, poichè si catturano gli squali esclusivamente per tagliare loro le pinne, e spesso si fa mentre l’animale è ancora in vita. Senza la pinna, gli squali non riescono a nuotare e affondano, morendo per soffocamento o mangiati da altri predatori, da cui non possono difendersi.

Biodiversità a rischio

Squalo
Photo by rear_window_00 – Pixabay

Le pinne di squalo vengono utilizzate nella cucina cinese. Per evitare lo “spreco” della carne di squalo, dal 2010 lo Shark Conservation Act obbliga i pescatori ad utilizzare tutto l’animale. Si tratta di una legge che va in contrasto con l’accordo internazionale CITES, il quale protegge le specie in pericolo e ne regolamenta il commercio. A livello globale il commercio internazionale di carne di squalo in via di estinzione è vietato, ma non controllato, in quanto le etichette generiche non permettono di capire di che specie si tratta. Questo rappresenta una minaccia alla salute umana, poichè alcune specie contengono alti livelli di mercurio, metilmercurio e arsenico, metalli che danneggiano il cervello e il sistema nervoso centrale e che, in grandi quantità, sono anche cancerogeni.

La diminuzione degli squali è un pericolo enorme per la biodiversità, anche nel Mar Mediterraneo. Gli squali, infatti, svolgono un ruolo chiave nell’equilibrio degli ecosistemi marini, regolando le altre specie con la loro caccia e mantenendo sane le catene alimentari. Se dovessero scomparire, quindi, gli oceani ne risentirebbero ampiamente, ma non solo loro. Gli squali hanno anche una funzione essenziale nella produzione di ossigeno e nell’assorbimento dell’anidride carbonica, il che vuol dire che contribuiscono enormemente a combattere il cambiamento climatico. La prosecuzione della specie, quindi, è assolutamente da salvaguardare.

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