Aumentano concentrazione di metano nell’atmosfera
L’inquinamento atmosferico procede senza sosta, tanto che le concentrazioni di metano continuano ad aumentare rivelandosi più pericolose di quelle di CO2.

Le sostanze organiche volatili che vengono rilasciate nell’ambiente contribuiscono al riscaldamento globale e il metano, in particolare, si rivela molto più dannoso della più comune della CO2, nonostante scompaia dall’atmosfera nell’arco di 10-15 anni (a fronte dei migliaia di anni impiegati dall’anidride carbonica). Peccato, però, che negli ultimi 20 anni le concentrazioni di metano nell’atmosfera siano aumentate del 20%, diventando 2,6 volte superiori rispetto a quelle registrate nel periodo preindustriale.
L’analisi del Global Carbon Project di Stanford
Continuando in questo modo, la Terra rischia un riscaldamento globale di circa 3°C e tra le cause principali rientrano proprio le emissioni di metano che, secondo i ricercatori del Global Carbon Project dell’Università di Stanford, stanno aumentando vertiginosamente e molto più velocemente rispetto a qualsiasi altro gas serra.
Nello studio si legge che:
Anche gli aumenti annuali del metano stanno accelerando per ragioni dibattute. Le concentrazioni globali di metano sono aumentate di 15, 18, 13 e 10 ppb ogni anno dal 2020 al 2023, rispettivamente, il secondo, il primo, il quarto e il quattordicesimo aumento più grande da quando è iniziata la serie temporale del metano della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti nel 1983.
Nell’ultimo ventennio, le emissioni di metano nell’atmosfera sono incrementate di 61 milioni di tonnellate e solo l’Unione Europea e l’Australia pare siano riuscite a ridurle dalle attività umane, mentre in Cina e nel sud-est asiatico si sono registrati i maggiori aumenti regionali.
Perché le emissioni di metano aumentano?
Stando a quanto rilevato finora, l’aumento delle emissioni di metano sarebbe causato dall’estrazione del carbone, dall’impiego e dalla produzione di gas e petrolio, dagli allevamenti intensivi e dalle discariche.
Non solo, perché anche l’accumulo di rifiuti e alcune pratiche agricole contribuirebbero con ben 2 tonnellate di metano per ogni tonnellata prodotta dall’industria dei combustibili fossili. E qui appare chiaro come le politiche di tutto il mondo non prestino la dovuta attenzione alle cause responsabili di questo scempio, altrimenti sarebbe davvero semplice limitare i danni.
Infine, lo studio condotto a Stanford cerca anche di quantificare le emissioni di metano prodotte dagli ecosistemi, come paludi, laghi e zone umide, sempre però legati all’intervento umano.

Una cosa è certa: a causa del riscaldamento globale molte zone della Terra diventeranno invivibili e le popolazioni saranno costrette a lasciare le loro città di origine per non soccombere. Si spera che nei prossimi anni aziende e attività, con il supporto delle politiche, si mettano in gioco per limitare i danni ed evitare che la situazione degeneri al punto da non avere più alcuna soluzione.