Antartide: scoperta una nuova specie marina che ci rivela la verità
In Antartide è stato scoperto un nuovo gamberetto in grado di raccontare i cambiamenti climatici. Lo studio compiuto dall’Università degli Studi di Trieste.
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A quanto pare, a poter rispondere a numerose domande in merito ai cambiamenti climatici in atto, potrebbe essere un gamberetto di nome Orchomenella rinamontiae che raggiunge, al massimo, la dimensione di appena 24 millimetri. Si tratta di un crostaceo mai visto prima e appena scoperto in Antartide da un gruppo di ricercatore dell’Università degli Studi di Trieste.
Lo studio
A condurre lo studio è stato Piero Giulianini, zoologo e professore presso il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Trieste, che ha dichiarato:
Stavamo studiando le risposte di un’altra specie di gamberetto antartico al riscaldamento dei mari quando dalle analisi morfologiche e generiche abbiamo compreso che alcuni dei campioni appartenevano a una specie mai descritta prima.
Nello specifico, i ricercatori hanno fatto ricorso a una tecnica di imaging estremamente innovativa e avanzata, la microtomografia a raggi X, che ha permesso loro di ottenere immagini in 3D ad alta risoluzione di questa nuova specie.
I risultati si sono rivelati a dir poco sorprendenti: si tratterebbe, infatti, di “gamberetti spazzini” che, nelle comunità marine, consumano e disperdono cibo di qualsiasi dimensione. L’analisi del loro comportamento, della loro presenza e biodiversità consentirà di comprendere gli impatti antropici in atto sugli ecosistemi in cui vivono.
Come è ben noto, infatti, l’impatto umano influisce notevolmente sulle comunità marine e, nella maggior parte dei casi, ne ostacola la diversità e la complessità.

Un piccolo gamberetto per grandi scoperte
Se si comprendono la vita e la biodiversità marine nelle regioni più remote e inospitali della terra è possibile, poi, capire l’impatto di alcuni cambiamenti globali; proprio per questo, la scoperta del nuovo gamberetto può rivelarti estremamente utile per i ricercatori. Su di lui si sa ancora molto poco, ma le scarse informazioni sono già preziosissime.
L’Orchomenella rinamontiae vivrebbe a pochi metri di profondità, dove peraltro è stato prelevato, ma i ricercatori non escludono che possa essere in grado di riprodursi anche fino a 300 metri. La sua scoperta va ad arricchire, intanto, il catalogo delle specie marine artiche, confermando quanto ancora ci sia da scoprire, come sottolineato dallo stesso Giulianini:
Nessuno sa con certezza quante specie animali sono ancora da scoprire sul nostro pianeta. Quel che possiamo dire è che le specie da scoprire sono di più di quelle già descritte e ovviamente vivono in luoghi spesso difficili da raggiungere, proprio come le profondità oceaniche e le regioni polari. Le stime parlano di più di 8 milioni di specie: ne abbiamo descritte poco più di 1.4 milioni. C’è ancora tanto da lavorare e da scoprire.
Ogni nuova scoperta corrisponde a un passo in più verso risposte sul nostro futuro. Un caso analogo è quello del polpo Turquet, che vive fino a 4mila metri di profondità e l’esame del cui DNA ha recentemente svelato ai ricercatori che, alla lunga, gli effetti del cambiamento climatico potrebbero portare al collasso definitivo della calotta glaciale dell’Antartide.
Non a caso, i cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio migliaia di specie animali e numerose zone del pianeta, che potrebbero estinguersi del tutto se non si interverrà in modo efficace e duraturo.