America Centrale: è tornata la mosca assassina

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 4 minuti

In aumento le infezioni da Cochliomyia hominivorax, la cosiddetta mosca assassina, in Costa Rica e in Messico. Vani tutti i tentativi di arginare il fenomeno.

larve mosca riciclo plastica
Photo by adege – Pixabay

Già nell’Ottocento la mosca assassina ha fatto la sua comparsa, portando con sé conseguenze gravi e irreparabili. Oggi, a distanza di oltre 200 anni, la storia si ripete e sembra che qualsiasi tentativo di limitare i danni e porre fine all’epidemia sia del tutto vano.

Cos’è la mosca assassina e quali danni provoca

La mosca assassina, il cui nome scientifico è Cochliomyia hominivorax, nasce e vive in America centrale. Ha larve voraci e carnivore che danno vita a miasi, cioè infestazioni dei tessuti che colpiscono sia il bestiame, sia l’uomo.

Da inizio 2024, in Costa Rica si parla di vera e propria emergenza nazionale, dato che la popolazione di mosche assassina è aumentata notevolmente. L’allerta è abbastanza alta anche negli Stati Uniti, dove si nota una certa proliferazione a seguito delle importazioni di bestiame.

Le infezioni più rilevanti, infatti, colpiscono bovini e ovini; le mosche depongono le loro uova all’interno di una ferita e questo rende molto difficile individuare gli esemplari infetti e isolarli tempestivamente.

Come si interviene?

Dalla fine degli anni Cinquanta, per limitare la diffusione dell’infezione, si è cercato in tutti i modi di ridimensionare la popolazione. In particolare, il metodo utilizzato principalmente è sempre stato quello di immettere maschi sterili (resi tali in laboratorio) in modo da eliminare il problema alla base, cioè dalla riproduzione.

Nonostante ciò, purtroppo, nel mese di novembre si sono registrati oltre 22mila casi a Panama, quasi 9mila casi in Costa Rica e circa 6mila casi in Nicaragua, il che fa pensare che il metodo impiegato non stia propria funzionando come dovrebbe. E sul motivo ci sono ancora parecchi interrogativi, ai quali ha cercato di dare una risposta Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova:

Non c’è motivo di mettere in discussione l’efficacia della tecnica del maschio sterile. L’accento va piuttosto sul traffico illegale di bovini, che sfugge ai controlli sanitari rendendo più complicata la lotta alla specie, e nelle macellerie abusive: così l’insetto può superare la barriera biologica studiata a protezione dell’America centrale, una sorta di ‘tenda’ che, nelle intenzioni, lascia fuori Cochliomyia hominivorax. Ci sarebbe anche da discutere su una strategia di geopolitica sanitaria che mira a proteggere gli Stati Uniti, tra i principali finanziatori del progetto, intervenendo dove è geograficamente più agevole farlo ma senza puntare all’eradicazione dell’insetto nell’America latina, dove il problema è ormai endemico.

Il cambiamento climatico (stavolta) non c’entra

Tra le cause della diffusione dell’infezione da Cochliomyia hominivorax non è contemplato, almeno stavolta, il cambiamento climatico; piuttosto, il problema principale è l’allevamento intensivo e spesso privo di regolamentazioni specifiche.

Al momento l’Europa è salva, quindi sarebbe sbagliato parlare di allarme globale; tuttavia, è molto importante non sottovalutare la situazione, considerando che l’infezione colpisce anche gli umani che, in qualsiasi momento, potrebbero spostarsi da un continente all’altro ignari di essere infetti.

Mosca carnivora
Autore: P K da Pixabay

Il ritorno di alcune malattie “del passato”, come la malaria, è sempre più attuale: complice o meno il cambiamento climatico, c’è da mantenere l’attenzione sempre molto alta e seguire i consigli dati dalla comunità medico-scientifica.

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