Ambientalisti contro gli allevamenti intensivi: presentata una proposta di legge
Cinque associazioni ambientaliste sono scese in campo contro gli allevamenti intensivi, illustrando il contenuto di una proposta di legge per riformare in chiave green il settore zootecnico.

Greenpeace Italia, ISDE – Medici per l’ambiente, Lipu, Terra! e Wwf Italia, si sono unite nei giorni scorsi per presentare, durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, una proposta di legge intitolata “Oltre gli allevamenti intensivi. Per una transizione agro-ecologica della zootecnia”.
Ambientalisti contro gli allevamenti intensivi: presentata una proposta di legge

Le associazioni ambientaliste hanno incassato il supporto di alcuni esponenti della politica come Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati, Eleonora Evi di Alleanza Verdi Sinistra, Arturo Scotto, Andrea Orlando e Chiara Gribaudo del Partito Democratico. A sostegno dell’iniziativa si sono schierati inoltre Laura Reali, presidente della Confederazione Europea dei Pediatri delle Cure Primarie, e Maura Cappi, portavoce del Comitato contro G.A.E.T.A. di Schivenoglia (MN).
Visto l’aumento degli eventi climatici estremi, le associazioni chiedono sostanzialmente che il settore zootecnico compia una svolta green, contribuendo al taglio delle emissioni nocive. La proposta di legge è stata pensata per rendere protagoniste le piccole aziende agricole, incoraggiando la transizione ecologica di quelle grandi e medie mediante un piano di riconversione del sistema zootecnico italiano finanziato con un fondo dedicato e prevedendo nell’immediato una moratoria all’apertura di nuovi allevamenti intensivi e all’aumento del numero di animali allevati in quelli già esistenti.
L’obiettivo, è promuovere la transizione ecologica del settore zootecnico, riconoscendo il giusto prezzo ai piccoli produttori e garantendo ai consumatori l’accesso a cibi sani e di qualità, secondo i valori positivi del “Made in Italy”. Una transizione che richiede una riduzione dei consumi di carne e di prodotti di origine animale provenienti da allevamenti intensivi, considerando che il consumo medio di carne in Italia è superiore a quello consigliato dall’Organizzazione mondiale della sanità.
hanno sottolineato le cinque associazioni.
Il pesante impatto degli allevamenti intensivi

Per intraprendere un percorso diverso bisogna quindi porre immediatamente un freno all’ulteriore espansione dei maxi-allevamenti intensivi, soprattutto in quelle zone che già subiscono le conseguenze ambientali e sanitarie di un eccessivo carico zootecnico.
Il sistema zootecnico italiano è infatti responsabile di oltre due terzi delle emissioni nazionali di ammoniaca e ha conseguenze dirette sulla salute umana, specie per quanto riguarda le emissioni di polveri sottili. A questo proposito, le associazioni hanno ricordato che, nel territorio europeo, l’Italia è seconda dopo alla Polonia per morti premature da esposizione a PM2,5, con quasi 50 mila decessi nel corso del 2021.
Greenpeace Italia, ISDE, Lipu, Terra! e Wwf Italia, hanno inoltre fatto notare come:
L’enorme numero di animali allevati in modo intensivo nel nostro Paese, più di 700 milioni all’anno, richiede inoltre un grande uso di risorse, spesso sottratte al consumo diretto umano: due terzi dei cereali commercializzati nell’Unione Europea diventano mangime e circa il 70% dei terreni agricoli europei è destinato all’alimentazione animale, principalmente a coltivazioni come il mais che richiede tantissima acqua, una risorsa sempre più scarsa
Riassumendo, gli obiettivi della proposta di legge sono:
- tutelare la salute pubblica riducendo gli impatti degli allevamenti intensivi, a partire dalle zone a più alta densità zootecnica;
- tutelare le risorse naturali a vantaggio della sicurezza alimentare delle generazioni presenti e future;
- contribuire al rispetto dei target in materia di clima, biodiversità e inquinamento;
- tutelare i piccoli allevamenti virtuosi garantendo un adeguato sostegno economico e promuovere la necessaria riconversione dei grandi allevamenti intensivi, tutelando in ogni caso i diritti delle lavoratrici e lavoratori;
- tutelare il benessere animale.