Allarme plastica: consumo e combustione fuori controllo
La quantità di plastica bruciata ogni anno ha superato ormai ogni limite; se si considera, poi, che gran parte finisce nell’ambiente, è opportuno fare attenzione e porre rimedio.

Da un’analisi pubblicata sulla rivista Nature, sarebbero circa 30 milioni le tonnellate di plastica bruciate ogni anno, di cui 20 milioni destinate a finire nell’ambiente. Oltre 1 miliardo di persone al mondo non è ancora provvisto di sistemi di raccolta di rifiuti adeguati e questo non fa altro che aggravare la situazione.
Dati preoccupanti
Il quadro proposto da Nature è tutt’altro che rassicurante: un quinto di tutti i rifiuti in plastica si perdono nell’ambiente e questo perché riescono a “sfuggire” ai sistemi di raccolta e smaltimento che in molte parti del mondo non sono per niente garantiti. A volte, queste plastiche si riducono a fumo tossico, andando a inquinare anche l’aria che respiriamo.
A sottolineare la gravità della situazione è un gruppo di esperti dell’Università di Leeds, che ha realizzato una mappa delle zone più inquinate tramite l’analisi dei dati relativi alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti solidi disponibili nelle diverse aree e delle condizioni demografiche e socio-economiche dei diversi Paesi.
Partendo da un campione di 500 città, alla fine i ricercatori sono riusciti ad analizzarne circa 50mila ed è emerso che, ogni anno, ben 52 milioni di tonnellate di plastica – pari a un quinto di tutti i rifiuti di plastica prodotti dalle città prese in esame – finiscono nell’ambiente.
Circa 30 milioni di tonnellate vengono bruciati senza alcun controllo, soprattutto perché in molte località non esistono ancora sistemi di raccolta per i rifiuti. Bruciare, quindi, è l’unica soluzione per gestire il problema in modo fai da te nel minor tempo possibile. Ciò che rimane, poi, si accumula e si disperde come semplice rifiuto.
I Paesi più inquinati dalla plastica
Stando a quanto riportato dallo studio, i Paesi più inquinati in tal senso solo l’India, la Nigeria e l’Indonesia, il che conferma che il problema è più rilevante nel sud del mondo. Sempre qui si concentrano i cosiddetti “fuochi di plastica”, unica alternativa per tutte quelle persone che non dispongono di sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Peccato, però, che se a primo impatto bruciare la plastica sembra equivalere al farla scomparire, in realtà non fa altro che trasformarla in fumo tossico che, alla lunga, può causare gravi problemi neurologici e riproduttivi agli abitanti.
Servono interventi mirati
Quanto emerge serve, a detta degli autori, come monito per capire come intervenire senza perdere tempo ulteriore. In particolare, bisogna evitare di bruciare i rifiuti di plastica e ciò può essere impedito in due modi: riducendo il consumo di materiale plastico e dotando tutte le località del mondo di sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, in modo che la popolazione non debba ricorrere a metodi alternativi di autogestione.

Se i rifiuti in mare uccidono pesci e tartarughe, quelli sulla terraferma uccidono anche gli esseri umani. É tempo di intervenire in modo mirato e tempestivo, affinché si possa finalmente respirare un’aria migliore e rendere il pianeta un posto più vivibile.