Allarme fauna fluviale: il bracconaggio la sta decimando

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Erika Fameli
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Allarme fauna fluviale: le acque dei fiumi hanno sempre meno pesci e la colpa è del bracconaggio. La Fipsas nel territorio della provincia di Grosseto si schiera in prima linea e attiva numerose azioni a tutela della fauna ittica, ma l’impegno è vano senza controlli sulle attività illegali.

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Pesci, Fiume
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Salvaguardare gli ecosistemi fluviali è una delle sfide più delicate che il territorio della provincia di Grosseto sta affrontando in questi anni. In prima linea in questa lotta contro l’uomo e il cambiamento climatico, c’è la Fipsas provinciale, che si fa portavoce dell’emergenza in corso e lancia l’allarme riguardo l’attività di bracconaggio, che non solo impedisce un ripopolamento di successo, ma rischia di mettere in serio pericolo l’intero ecosistema.

Quello che serve, secondo gli esperti, è una maggiore attività di controllo: ecco come stanno le cose e cosa si sta facendo per arginare il problema e tentare di risolverlo definitivamente.

Allarme fauna fluviale

Pesci, Fiume
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Fipsas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva, Attività Subacquee e Nuoto Pinnato, è l’ente riconosciuto dal CONI che disciplina e promuove in Italia la pesca sportiva sia in mare che nelle acque dolci, le attività subacquee (apnea, bombole e fotosub) e il nuoto pinnato, sia a livello agonistico che amatoriale. Il ruolo della Federazione però, si allarga anche alla tutela ambientale,, e arriva a promuovere attività a tutela delle acque interne e della fauna ittica. Queste azioni, nel territorio della provincia di Grosseto hanno portato ottimi risultati, ma la strada per arrivare a ripopolare i fiumi è ancora lunga.

Come spiega il presidente della Federazione:

Ripopolare è fondamentale per mantenere un ambiente sano, ma è altrettanto importante affiancare a queste attività un’efficace azione di prevenzione e repressione del bracconaggio ittico.

Proprio l’attività illegale di pesca, infatti, rappresenta il principale ostacolo alla salvaguardia della fauna fluviale alla reintroduzione in natura di specie in declino. In questo senso, una delle iniziative più significative è quella che ha riportato nei corsi d’acqua montani ben 10.000 avannotti di trota macrostigma, una specie autoctona di grande valore ambientale.

Combattere il bracconaggio

Pesci, Fiume
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Se a queste azioni positive si mette contro il bracconaggio però, tutto diventa vano. L’attività illegale, infatti, rappresenta una minaccia non solo alle singole specie, ma all’intero ecosistema, rischiando di compromettere l’equilibrio di interi corsi d’acqua e di vanificare anni interi di lavoro. La provincia di Grosseto conta sul suo territorio un sistema idrografico ampio e complesso, fatto di:

  • 1.200 km di sponde principali,
  • oltre 3.200 km di corsi secondari.

Attualmente, a presidiare questo tessuto territoriale vastissimo sono solamente 11 guardie Fipsas, incaricate di monitorare circa 400 km di sponde ciascuna. Va da sé che, nonostante l’impegno e la presenza costante, questo è un numero troppo basso per rappresentare un vero limite al bracconaggio ittico, che anzi sta aumentando in maniera preoccupante. I bracconieri causano la scomparsa di numerose specie, e ne mettono a rischio altrettante, agendo sia direttamente che indirettamente. Inoltre, non è mai da sottovalutare il discorso dell’inquinamento, che in particolar modo nei fiumi può essere critico. Inoltre, bisogna considerare la domanda proveniente dal settore della ristorazione e dell’export illegale. Secondo Fipsas, quindi:

Non basta intensificare i controlli: è necessario intervenire anche sul lato della domanda, promuovendo una maggiore consapevolezza e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.

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