Addio acqua potabile: lo studio di Nature Geoscience

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 5 minuti

Più le temperature globali aumentano e più l’accesso all’acqua potabile è a rischio per numerose popolazioni. Lo studio pubblicato su Nature Geoscience.

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Accesso acqua potabile
Photo by AnnaER – Pixabay

Tra i vari effetti del cambiamento climatico rientra anche l’aumento progressivo delle temperature atmosferiche, insieme a quelle di mari e oceani. Spesso, però, si sottovaluta ciò che avviene anche nel sottosuolo, dove si trovano le falde acquifere che, ancora oggi, si rivelano risorse indispensabili per la vita sulla Terra: contengono, infatti, la più grande riserva di acqua dolce non congelata. Cosa succede, quindi, se le temperature aumentano anche qui?

Entro il 2100 in alcune zone non ci sarà più acqua potabile

Recentemente, è stato pubblicato su Nature Geoscience uno studio proprio in merito a questo argomento: i ricercatori sono partiti da un modello di emissioni “intermedio” e, sulla base di questo, hanno ipotizzato che entro il 2100 saranno probabilmente tra i 77 e i 188 milioni le persone che vivranno in zone del pianeta in cui le temperature delle falde acquifere sotterranee supereranno la soglia più alta stabilita per l’acqua potabile.

La temperatura delle falde acquifere è, infatti, indispensabile per decretare se l’acqua sia potabile o meno, poiché incide sulle sue caratteristiche chimiche e biologiche, così come spiegato da Susanne Benz del Karlsruhe Institute of Technology della Germania e autrice dello studio:

In determinate condizioni, l’aumento della temperatura delle acque sotterranee può portare a un incremento delle concentrazioni di sostanze nocive come l’arsenico o il manganese. Queste concentrazioni più elevate possono avere un impatto negativo sulla salute umana, soprattutto quando le acque sotterranee sono utilizzate come acqua potabile.

Non solo, perché temperature molto elevate possono favorire anche la crescita di agenti patogeni, come la Legionella, all’interno delle falde.

I risultati e le soluzioni della ricerca

Fino a oggi si sapeva ben poco sugli effetti che il riscaldamento globale potesse avere sulle falde acquifere e per colmare queste mancanze i ricercatori hanno simulato i cambiamenti previsti nelle temperature globali delle acque sotterranee da oggi fino al 2100.

Sono stati presi in esame due possibili scenari climatici: uno intermedio, l’altro estremo che, tra l’altro, rispecchia proprio le conseguenze dell’utilizzo sfrenato dei combustili fossili.

Secondi i risultai ottenuti, nello scenario intermedio le temperature delle acque sotterranee aumenterebbero di 2,1°C, mentre nello scenario estremo di 3,5°C; nel primo caso, l’acqua diventerebbe non potabile per un numero di persone compreso tra 77 e 188 milioni, mentre nel secondo caso tra 59 e 588 milioni.

Degli intervalli così ampi sono motivati dalla variabilità degli effetti che il cambiamento climatico potrebbe avere sulle diverse zone del pianeta. Secondo i ricercatori, l’aumento delle temperature delle acque sotterranee interesserà principalmente le regioni montuose, come le Montagne Rocciose nel Nord America e le Ande nell’America meridionale, nonché le falde acquifere più profonde.

Acqua di montagna
Photo by Poswiecie – Pixabay

Entrando nel dettaglio delle regioni, invece, tra quelle maggiormente più colpite si prevedono quelle di Russia, Cina, America Settentrionale e foresta amazzonica.

Insomma, i dati non sono incoraggianti, così come non lo sono le previsioni. Il momento di intervenire è arrivato ed fondamentale che le istituzioni di tutto il mondo agiscano per prevenire il disastro totale. In fondo, senza acqua non c’è vita.

Acqua potabile a rischio: foto e immagini