2024: l’anno degli eventi climatici estremi in Italia
Dall’inizio dell’anno, gli eventi climatici estremi in Italia ammontano quasi a 2.000, ci dice l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche ha rivelato che da gennaio 2024 fino a metà settembre gli eventi climatici estremi nel nostro Paese sono stati 1.899. Tra questi eventi, ci sono stati 212 tornato, di cui 52 solo nella metà di settembre e il 71% dei quali sulle coste tirreniche, 1.023 nubifragi, soprattutto nel Centro-Nord, 664 grandinate con chicchi di grandi dimensioni. Secondo quanto riportato da questi dati, l’Emilia-Romagna ha subito danni notevoli a seguito di ben 3 alluvioni nell’arco di un anno e mezzo.
Questo devastante trend va sempre più peggiorando non soltanto in Italia. Solo poco tempo fa, infatti, precedentemente alla recente alluvione subita dalla Romagna e in seguito alle estreme precipitazioni in Europa Centrale, devastanti inondazioni hanno colpito la valle nepalese di Kathmandu, provocando più di 200 vittime. E mentre l’Europa è stata alle prese con il ciclone Boris a metà settembre, la zona sud-est degli Stati Uniti ha dovuto fare i conti con l’uragano Helene dal 25 settembre.
Si stima che, a partire dal 1970 fino ai giorni nostri, i fenomeni climatici estremi hanno causato oltre 2 milioni di vittime e perdite economiche pari a 4.000 miliardi di euro.
Gli eventi climatici estremi e l’attività antropica

Così come molti esperti hanno più volte denunciato, la causa principale dell’aumento di eventi estremi è il cambiamento climatico. E come dovremmo ormai sapere tutti, il cambiamento climatico è indubbiamente una delle conseguenze delle attività inquinanti dell’uomo. Secondo il Sesto Rapporto di Valutazione del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) del 2021,
È un fatto assodato che le emissioni di gas serra indotte dall’uomo hanno portato a un aumento della frequenza e/o dell’intensità di alcuni fenomeni meteorologici e climatici estremi rispetto all’epoca preindustriale.
Proprio per questa ragione, il WWF ha sottolineato l’importanza di affrontare con reale impegno la transizione energetica, economica ed ecologica in modo da raggiungere la neutralità carbonica. Inoltre, l’organizzazione insiste sull’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento per adeguare il territorio e le attività economiche ai cambiamenti climatici e ai crescenti rischi ambientali.
Il Governo deve fare qualcosa di più per l’Ambiente

Mariagrazia Midulla, Responsabile clima e energia del WWF Italia, ha dichiarato:
Il Piano nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico (PNACC) è stato approvato finalmente alla fine dello scorso anno, ma poi è stato messo in un cassetto. Il documento di bilancio dovrebbe essere un’occasione per programmare gli investimenti nella transizione verso una nuova economia e per ridisegnare il territorio e le attività economiche alla luce dei nuovi rischi del cambiamento climatico, e invece Governo e Confindustria parlano di tutt’altro e addirittura si permettono di sprecare soldi per opere inutili e false soluzioni, per esempio il Ponte sullo Stretto e il nucleare.
Midulla conclude dicendo come non soltanto la crisi climatica sia sempre più una causa di preoccupazione per le persone di tutto il mondo, ma è soprattutto la noncuranza e l’incapacità di gestire la la transizione e l’adattamento da parte delle classi governative a fare paura. Per garantire il benessere nostro e delle generazioni future, è necessario un reale impegno nella risoluzione dei sempre più frequenti problemi ambientali.